Paura e delirio a Scambulino Adamante

Nel favoloso mondo di Scambulino Adamante c’era un simpatico orsetto lavatroie, uno di quelli che se gli fai uno sgarro, esce fuori tutto il morbido checc’è.

L’intento, intanto, non era quello di aprirlo e di vedere dentro com’è fatto affette, ma un giorno il povero e triste Gambianetti Giacomo stava passeggiando tutto contrito verso la libertà, quando ad un certo punto incontrò il famigerato eroe epico ed etico Giangiaccrussò!

Giangiaccrussò, come era noto, di notte non faceva dormire nessuno per via del suo terribile vizio: le doppie punte. Di notte era terribile come passava il tempo a prendersi i capelli ed uno ad uno li tagliava trasversalmente per dividerli a metà con la speranza che così diventassero d’oppi. Naturalmente non riusciva mai nel suo intento ma in compenso rimaneva sveglio per notti intere a tentare di tagliare il capello. Giangiaccrussò era calvo.

Incazzato come un’ape per la sua calvizie, e non sopportando l’umiliazione di dover stare sveglio ad affettarsi i capelli, senza averne affatto, camminando per istrada si trovò davanti il colonnello Giacomo Gambianetti assorto nei suoi pensieri.

Salve Monsignor Giangiaccrussò!” – Disse Gambianetti.

Ciao Gambianetti Giacomo, togliti di tornio, ché oggi non è proprio aria.” – Rispose di tutto punto Giangiaccrussò.

In effetti i due si trovavano su Alfabbetamenogamma-12, un pianeta lontano dalla Terra privo di atmosfera.

Non capisco Giangiaccrussò, perché ti accanisci così su di me? Io non ti ho fatto gniente! E’ la prima volta che ti conosco nella mia terza vita.” – tentò di difendersi il povero Gambianetti.

Possono anche esserci motivi che tu non sei a conoscenza perché tu conosca il motivo per cui io sono a conoscenza del fatto che tu sia a conoscenza che io conosca il motivo per il quale…” – e mentre diceva questo, Giangiaccrussò si trasformò in un enorme estorione verdebblù dai colori erotici. – “…il motivo per il quale io adesso ti pianterò un farnello addosso!“.

Con una simpatica indiscrezione il mantello di Giangiaccrussò si trasformò nel simpatico, ma poco gioviale Orbelli Massimo che prese in pugno la situazione.

Gambianetti Giacomo! Sono Massimo Orbelli, il terrore delle genti di Alfabbetamenogamma-12! Esci da quel corpo e scappa via lasciando i tuoi pochi soldi al povero orsetto Giangiaccrussò!” – disse Orbelli simulando un orgasmo.

Non ho soldi, Orbelli! Ho solo sassi e scartoffie dentro le mie tasche… lasciami in pace o sarò costretta a vendere il mio corpo al suono della Samba!” – urlò infuriato il povero Gambianetti.

La disputa si stava facendo seria: ormai il cielo era torvo, bigio e ligio al dovere, di quei colori grigi che manco Memo Remigi poteva pensare ad un principio di omosessualità scaturito dall’imperversante omofobia di Giangiaccrussò.

Fu in quel momento che dal cielo si catapultò un’immagine. Un fulmine, un arto morto dentro al porto, una scatola di cioccolatini forse? (Ma sappiamo che Gambianetti era della provincia di Cuneo e a lui i gianduiotti facevano schifo al cazzo). E allora cosa poteva essere se non lui… John Erminst Tycoon Bothery Junior, noto a tutti come Lola. Lola, l’eroe dei bastioni di Gustav-3, il fantasmagorico Lola, il campione di pesi massimi in assenza di gravità. Lola, il re dei coltelli spuntati come si fa con i form su internet.

Trasformatosi in coltello spuntato, Lola si catapultò sulle mani di Giacomo Gambianetti che adesso si era trovato in una situazione di vantaggio nei confronti di Giangiaccrussò.

Uahuahuahuahuahuahuahuah… Orsetto Giangiaccrussò, ormai sei spacciato dai marocchini di Porta Palazzo!” – urlò Gambianetti digrignando i denti come Gianluca Grignani.

Questo è scorrettezza! Non puoi usare la tecnica del paradiso città senza aver prima invocato l’anima di Marco Masini!” – blaterò disperato Giangiaccrussò.

E con una violenza smodata ed una velocità inusitata, il coltello Lola tra le mani di Giacomo Gambianetti si scagliò contro il corpo inerme dell’orsetto Giangiaccrussò.

ARGHHHHHHHHHH!!!” – urlò piangendo e disperandosi il povero animaletto peloso.

Muori e toglimi le mie curiosità! Cosa ci hai dentro, Giangiaccrussò?!” – gridò isterico Giacomo Gambianetti.

Il tempo si fermò. Le stagioni della pizza passarono da 4 a una con eterno sconforto del committente. Dal corpo di Giangiaccrussò fuoriuscì una sostanza violacea e verdognola dal colore blu. I rimasti in vita rimasero sbigottiti e sbigodini dalla notizia che quel liquore non era nient’altro che mirto di Sarfregna.

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