Inedite realtà

Aggiungi un passo dopo l’altro e ti ritrovi proiettato in Maquiladora. Il side C di un disco a 16 facce. Pensavi di ascoltare i Radiohead e invece è proprio i Radiohead che stai ascoltando.

Ma io pensavo che Fake Plastic Trees fossero i Radiohead… “dove iniziano i Radiohead, scusa?”. Meglio: “dove finiscono i Radiohead?”.

“Non lo so, ma no… forse non finiscono dove pensavi te!”. Forse non finiscono nemmeno in un Codex.

Però mi mancano delle parti.

Mi mancano perché per me loro si autoconcludevano ad ogni nuova idea, ad ogni nuovo LP. Allargando il cerchio della sperimentazione, si allarga il mondo con loro, includendo ancora di più, inventando la loro nuova realtà.

Però.

Mi manca Maquiladora. Mi manca perché è il momento in cui la scopri che cambia la realtà appena costruita dei Radiohead. E cade la tua di realtà. Cadono realtà parallele, diventando una sola.

E’ in questo cadere e fondersi che si riconosce il carattere di un gruppo musicale così come il carattere di una città. Ci vivi certo, ma dov’è che vivi veramente? Vivi nella tua realtà, molto limitata, molto circoscritta, molto poco realtà globale. Vivi la parte, ma non per il tutto. Frammenti di città restano appesi al cuore, che quello sì, rimane lo stesso. E’ il sapore stesso della città che parla dei suoi recessi, dei suoi amori sbocciati e di quelli finiti. E’ l’odore che si sente ai lati delle strade che parla di te; lo stesso odore che parla dei passi veloci ed energici di tutti fuorché te.

Che carattere Torino! C’è malinconia laggiù, la vedi? Sì, mi pare di sentirla però, più che vederla.

Buio. D’un tratto apro gli occhi e l’immagine è complessa, composta, piena di particolari e dettagli, armonica al primo impatto, poi disarmonica subito dopo. Infine di nuovo armonia a pieno ritmo, dopo una lenta e processata riflessione. Palazzi e case, e vie, e negozi e ombre e luci e portoni e balconi. Complesso. Poi semplice, malinconico.

Proiettato con lo sguardo nell’ingenuità operaia e quindi catapultato nel mondo aristocratico dei portici e delle vetrine. AHI! Mi stride addosso, mi urla contro dicotomicamente. Dura da sopportare, mi fanno male le orecchie, di nuovo un suono disarmonico, ma cosa c’entra qui? Perché adesso?

Neon sulla mole. Freddo elettrico. Pura sintesi sonora, perfetta, limpida, illuminata proprio al limitare dei suoi bordi. Stacco esemplare tra lo sfondo, buio, e la materia. Everything in its right place. E’ chiaro!

Si alterna il suono classico di una chitarra a forma di palazzo dell’800. Quindi, elettrico, il suono cosmico di un sintetizzatore a forma di arco olimpico.

Il bel connubio tra memoria e futuro.

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