Moments de nomadisme en Normandie 1/4

Una partenza, la prima pagina, pallida, del registro della sensibilità inizia ad essere bagnata, impregnata d’inchiostro.

Di inchiostro, sì.

Di quello che trasforma visibilmente la materia e di quello che regala il contrasto ai nostri occhi per regalare a loro volta al cervello i ricordi.

Al cervello, o al cuore?

Ri-evocare. Ri-portare alla mente. Ri-vivere.

L’inchiostro, il mezzo per registrare quello che viene scritto nel cuore, per poi portarlo nuovamente fuori, coi ricordi. Ri-cordare.

La prima pagina l’ho iniziata così:

Teatro Romano a Fourvière - Lyon - Francia

Di fronte ad un teatro romano. A Lyon. Perché lì?

Lyon è l’immagine riflessa nello specchio di Torino, se lo specchio è Parigi.

Di fronte all’odéon antique di Fourvière (Forum Vetus), il quartiere del centro storico di Lyon, la penna ha iniziato a roteare, a volteggiare nell’aria e ad imprimere le prime sensazioni: un pezzo del mio prossimo me, a me era stato aggiunto.

Teatro Romano a Fourvière - Lyon - Francia

Girare, roteare, brillare di luce negli occhi.

E la città si lascia visitare con l’olfatto (l’odore del mughetto e di chissà quale altra miscela di fiori) e con il tatto. Si potrebbe camminare ad occhi chiusi e riconoscere lo stesso i dislivelli di Fourvière o gli stretti passaggi attraverso i traboule o ancora l’odore della Saona che si confonde con quello del Rodano. Oppure camminare disegnando una diagonale attraverso Place Bellecour senza incontrare alcun ostacolo per almeno 400 metri, ma palpando con la suola delle scarpe il terreno che da uniforme ed asfaltato si trasforma in un terriccio non battuto.

Volge al termine un giorno e ne inizia uno nuovo che mi prende e mi porta sempre più vicino al mio momento di nomadismo.

Ma…

Casa di Claude Monet - Giverny - Normandia

Nel procedere, tra una sosta e l’altra, tra un bisogno e un caffè annacquato da autostrada, c’è qualcosa in cui mi devo imbattere.

Giverny è sinonimo di Claude Monet.

Piccolo paesino vicino a Vernon nell’Alta Normandia, che conta meno di 600 anime, Giverny è una minuscola perla di Francia rurale.

La prima immagine in cui mi imbatto è quella frontale di un paesaggio di campagna che mi inganna già con un buon sapore, anche se sto procedendo abbastanza speditamente sulla moto tanto da non poter cogliere tutti i dettagli del quadro che lentamente mi si sta svelando davanti. Rallentando, il mio sguardo si allarga orizzontalmente su tutto il resto del paesaggio, sulla Senna e poi, finalmente, su Giverny.

Giardino di Claude Monet - Giverny - Normandia

Mi fermo in mezzo a un prato adibito a parcheggio, spengo la moto. Quindi la scarico da tutte le borse e procedo verso la casa di Claude.

Ad ogni passo, mentre mi avvicino alla sua dimora, il calore della primavera mi avvolge e l’odore si impossessa delle mie narici, lasciando vagare la mente verso una moltitudine di pensieri.

Pensare alla realtà come ad un infinito insieme di istanti presenti.

Poi prenderne uno e scomporlo.

L’istante presente è fugace, è bastardo.

Quando ne parli, non è già più come prima. E’ un istante presente differente dal presente vissuto.

E’ un istante da ricordare, un istante che si insedia nella memoria per non morire.

In ognuno di noi urla con più o meno voce, facendo vibrare solo le corde della nostra sostanza percettiva capace di recepirle.

La percezione è soggettiva.

E’ soggettivo il modo in cui percepiamo il mondo per registrarlo. Posso percepire, in una canzone ad esempio, in maggiore misura il ritmo sincopato di una linea melodica di pianoforte, e magari meno la linea di basso. La proiezione che avrò in memoria di quella canzone è ben diversa da quella che potrebbe avere un esperto bassista della medesima canzone.

Giardino di Claude Monet - Giverny - Normandia

Per un’immagine vale lo stesso: percepire è soggettivo.

Ma la soggettività non è solo della percezione. La soggettività è anche nella lettura della memoria percepita. La soggettività è nella visione.

L’artista, nel suo “riportarsi alla mente” una memoria, lo fa nella maniera più soggettiva possibile; non può ricreare un’emozione, nella visione, con l’ausilio della ragione oggettivante. Non può pretendere oggettività nell’espressione dell’emozione. Da qui nasce il duplice aspetto soggettivo del pittore: memoria e visione.

La potenza espressiva di Monet è nella sua capacità di mostrare contemporaneamente che la percezione è soggettiva e dipendente dal tempo.

Giardino di Claude Monet - Giverny - Normandia

L’estasi impressionista è ancora vivida nei miei occhi quando riprendo il cammino verso nord.

E’ tardi, e devo raggiungere Rouen prima che faccia notte.

Questa parte del viaggio è piuttosto stancante: per fare in fretta prendo l’autostrada A13, noiosa, ma senza intoppi raggiungo il primo hotel che trovo lì in città.

Senza conoscerne la mappa e dove si trova la famosa cattedrale, prendo a camminare dopo aver appurato che l’albergo non è così lontano dal centro. Così quasi sprofondato nella stanchezza, mi armo di un po’ di buona volontà e mi metto a camminare per cercare un posto dove riempire la pancia prima di procedere alla scoperta del centro storico.

Torre della vecchia cinta muraria - Rouen - Normandia

Non sembra difficile trovare un ristorante, anche se è relativamente tardi e in giro non c’è praticamente nessuno: a parte uno straniero con una pesante macchinetta fotografica al collo. Mentre girovago in cerca di cibo mi imbatto nell’unica torre rimasta superstite dalla vecchia cinta muraria della città. La torre è dedicata a Giovanna d’Arco. Qui qualunque cosa è dedicata a Giovanna d’Arco. Qui nel 1431 veniva arsa sul rogo Giovanna d’Arco.

Di fronte a Place du Vieux Marché, sono passato in silenzio ma non ho testimonianze fotografiche di quel luogo. Preferisco il ricordo, buio.

Cattedrale - Rouen - Normandia

Prosegue così con un po’ d’amarezza il mio giro per Rouen. E così, passo dopo passo, arrivo proprio di fronte alla cattedrale. Più che di fronte alla cattedrale mi sembrava di stare di fronte alla fonte di ispirazione di Monet. E ancora una pennellata di impressionismo si ferma sulla mia retina prima che mi lasci andare ad un pesante sonno.

La meta di domani sarà l’oceano atlantico e le sue spiagge, e poi, infine, la Manche.

Autoscatto - Dintorni del Pont de Normandie - Bourneville - Normandia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: