Moments de nomadisme en Normandie 3/4

Risalgo verso Auderville e prendo la deviazione per Jobourg.

L’umore insieme al mio stato di salute si mettono d’accordo col bel sole che è spuntato e mi accompagnano per tutto il resto del pomeriggio come un’insolita famiglia.

Nez de Jobourg - Normandia

Il Nez de Jobourg, con i suoi 126 metri d’altezza, è la falesia più alta dell’Europa continentale.

Arrivo ad un piazzale dove sono parcheggiate poche altre vetture, quattro o cinque macchine al massimo. Proseguo seguendo le indicazioni e mi ritrovo di fronte a un cartello che ammonisce di non tentare di discendere le falesie per evitare di morire…

Magari mi fido di quello che c’è scritto e evito di scendere giù fino al mare, anche se la tentazione è fortissima.

Nez de Jobourg - Normandia

Dall’alto l’aria che si respira, l’aria di piena primavera, è così delicata e statica. Il vento non tira più, anche se sono abbastanza in alto rispetto al livello del mare. Però si sente un odore intenso di fiori.

Mi muovo un po’ dietro ad un muretto e scopro che c’è un percorso di trekking che scende verso sud. Bene! Mi tolgo il giacchetto da moto, ché inizia a fare parecchio caldo e lo sistemo dietro allo zainetto rimanendo in longsleeve. Molto più comodo così.

Prendo allora a camminare lungo il sentiero e dopo una decina di minuti di discesa, mi accorgo di essere da solo. Inizio a sentirmi bene, a sentirmi sempre più a mio agio, lì, sotto al sole e di fronte ai riflessi di luce, dal mare.

Allora inizio a cercare da dove provenga quel forte profumo.

Nez de Jobourg - Normandia

Sono per caso quei fiorellini lì, quelli bianchi a petali piccoli e raccolti in cespugli bassi? Mi avvicino, cerco di sentire il profumo: no, non sono loro.

E pare che non siano nemmeno quelli lì viola, sparsi. Cazzo, c’avrei scommesso che erano quelli viola! Così pochi e lontani tra di loro eppure così presenti nel contesto del paesaggio del Nez de Jobourg. Bene, proseguo con la ricerca.

< < piccolo inciso > >

Per chi non pensa che la natura umana sia semplice.

Io stavo cercando degli “stupidi” fiori solo per capire se fosse da loro che veniva quel profumo. E ero proprio felice in quel momento, sapete?

Non mi serviva nient’altro per essere contento.

Rifletteteci…

< < fine piccolo inciso > >

Autoscatto - Nez de Jobourg - Normandia

Cammino ancora per una ventina di minuti sul sentiero che è un continuo saliscendi in mezzo al verde dei cespugli e ai fiori multicolore. Ah e poi ci sono gli insetti!

Era pieno di insetti, di tutti i tipi e le forme.

Quando passavo attraverso i passaggi più stretti ero costretto a strusciare contro gli arbusti e a far volare via non si sa quanti minuscoli animaletti.

Mi accorgo che ormai è da almeno un’ora e mezza che sto camminando. Mi rendo conto di non aver incontrato nessuno durante tutto il percorso.

Sono solo.

E l’oceano è sotto di me.

È pieno di fiori gialli. Mi avvicino, li annuso.

Sono loro! Vi ho beccato, figli di puttana. Mi pareva di aver provato a sentire il vostro odore ma la prima volta mi avete ingannato. E invece siete proprio voi. Non conosco il vostro nome. So soltanto che mi avete accompagnato per tutto il percorso e mi avete dilettato col vostro buon profumo.

Nez de Jobourg - Normandia

Verde.

E’ quello che vedo buttando lo sguardo verso il basso. Adesso che ho trovato la fonte del diletto del mio olfatto, posso perdere la vista nel mare.
Qui sembra molto meno impetuoso l’oceano. Sembra essersi calmato per un po’, sembra aver preso una pausa. Sembra essere anche lui in contemplazione del paesaggio.

Sembra quasi che gli occhi dell’oceano siano blu, un blu così profondo perché guarda verso il basso. E che poi diventino verdi quando lo sguardo si alza verso l’alto ad osservare con raccoglimento la bellezza di un paesaggio. E’ come se quegli occhi verdi desiderassero sommergere il paesaggio, quasi a rapirlo e a portarlo nelle profondità del mare.

Invadenti ed ingordi.

Autoscatto con posa da demente - Nez de Jobourg - Normandia

Rimetto a posto i miei pensieri, li riordino nella testa o meglio… li ri-disordino e li sparpaglio nella testa, qualcuno lo nascondo in qualche cassetto per custodirlo o per nasconderlo e torno indietro perché sono lontano da “casa”, Carentan.

Mentre ritorno verso la moto, trovo un masso che dà proprio sul Nez de Jobourg. Mi fermo a fare il cazzone.

< < piccolo inciso > >

Quando camminate lungo una via, soprattutto in luoghi a voi precedentemente sconosciuti, in luoghi a voi nuovi, avete mai notato quanto sia diverso il paesaggio facendo il percorso in un verso piuttosto che nell’altro?

Beh, fateci caso.

Molto spesso vi imbatterete in immagini completamente nuove, nonostante voi siate già passati di lì.

< < fine piccolo inciso > >

Qualche autoscatto da demente è quello che ci vuole per coronare la solitudine e lo spessore paesaggistico della giornata!

Mi manca arrampicarmi…

Mi rivesto da motard, salgo sulla moto e mi appresto a percorrere il percorso verso il Domaine Saint-Hilaire, passando attraverso i boschi della Manche. La temperatura continua ad essermi amica e arrivo a destinazione dopo un’ora e un quarto di viaggio.

Domaine Saint-Hilaire - Carentan - Normandia

Al mio arrivo, dopo aver parcheggiato la moto, mi ritrovo il bel cagnolone nero che scondinzolandomi contro, mi implora con gli occhi di entrare nel mio appartamento.

Ci gioco un po’ e con garbo lo invito a restare fuori.

Così lo fotografo da attraverso lo specchio, mentre pianta il suo bel tartufo nero contro il vetro. È proprio simpatico, ma obiettivamente un po’ rompipalle.

Arriva la notte. Il silenzio è rotto soltanto da qualche camion che passa lontano con il rumore del battistrada contro l’asfalto. Mi addormento dopo aver riconosciuto senza stupore che le stelle sono le stesse di sempre.

Domaine Saint-Hilaire - Carentan - Normandia

Cazzo, lascia stare la macchinetta fotografica, figlio di un cane!

Il risveglio col cagnolone nero è stato divertente: io che cercavo di fotografarlo e lui che si muoveva e poi prendeva a giocare con la cinghia della Nikon.

Mi ha fatto prendere bene anche il fatto che la mia moto era tutta bagnata perché stanotte (forse era mattina presto) aveva piovuto. E continuava a piovere. E io dovevo iniziare la mia discesa verso l’Italia.

Domaine Saint-Hilaire - Carentan - Normandia

Armo di nuovo la moto con tutti i miei bagagli, metto i preservativi per la pioggia e mi impreservativo io stesso: sono pur sempre un cazzone.

Belle le strade.

Belle le curve.

Bello il savoir-faire degli automobilisti francesi quando si avvicina un motociclista: sono sempre pronti a cedere il passo e sono decisamente educati alla guida (qualcosa che poi mi mancherà parecchio quando tornerò in Italia).

Lì i motociclisti salutano togliendo il piede dal pedale destro e abbassandolo appena sotto al pedale in segno di ringraziamento per aver ceduto la strada. È un bel gesto di rispetto.

La mia destinazione di oggi è Mont Saint-Michel.

Carolles Plage - Granville - Normandia

Tappa intermedia: Granville. Da lì è possibile vedere Mont Saint-Michel dalla spiaggia di Carolles. Mi domando se sia possibile raggiungerlo a piedi, camminando a piedi nudi sulla spiaggia.

Si può fare, anche perché c’è bassa marea, ma la Lonely Planet avverte che è vivamente consigliato farlo con una guida esperta che conosca bene i rischi (sabbie mobili, marea che repentinamente si alza, ecc…) a cui si potrebbe andare incontro.

Carolles Plage - Granville - Normandia

Dalla spiaggia di Carolles c’è un bel panorama, ma il tempo mi è ostile ed è tutto nuvoloso.

< < piccolo inciso > >

Se la Lonely Planet sconsiglia di avventurarsi da soli lungo la spiaggia in bassa marea, voi che cosa avreste fatto al posto mio?

No. Stavolta non l’ho fatto, lo giuro. Ma è stata solo una questione di tempo… avessi avuto più tempo sarei andato.

< < fine piccolo inciso > >

Dopo essermi fermato per qualche istante sulla spiaggia immerso in un’atmosfera tiepida e tranquilla, riprendo la moto e mi dirigo verso Mont Saint-Michel.

Prima però devo trovare un posto dove andare a dormire. Quella sarà l’ultima notte che riuscirò a fare in Normandia. Poi devo seriamente iniziare la discesa verso l’Italia. Mi fermo nella campagna, nel mezzo di un piccolissimo agglomerato urbano chiamato Bas-Courtils. Lì trovo la mia chambre d’hôtes. Carina, una piccola stanza in mansarda, con vista direttamente su Mont Saint-Michel.

Mi sciacquo velocemente, dopo aver scaricato la moto di tutte le borse, e vado dritto verso il Mont.

< < piccolo inciso > >

Viaggiare in moto oltre che essere abbastanza faticoso (soprattutto quando come media fai 300-400 km al giorno), non è neanche la cosa più esteticamente ed igienicamente indicata.

La cosa forse più divertente era entrare dentro ristoranti di un certo livello col giacchetto pieno zeppo di moscerini spiaccicati sopra. Con i camerieri che si domandavano tra sé e sé: “Mais celui la aura l’argent pour payer l’addition?”

Esilarante.

Poi pagavo, eh…

< < fine piccolo inciso > >

Mont Saint-Michel - Normandia

Mont Saint-Michel sotto le nuvole.

Sarà per quello che non mi sento particolarmente esaltato?

Mhm. Non credo che c’entrino le nuvole. Scroscio continuo di gente, autobus carichi, parcheggi pieni di macchine. Insomma il Turismo.

Chiaramente non potevo aspettarmi qualcosa di diverso. Certo che in un periodo come quello magari mi aspettavo un po’ meno casino. Fatto sta…

Mont Saint-Michel - Normandia

Parcheggio la moto e procedo verso la porta che permette l’accesso al monte e alla cattedrale.

Facendomi strada tra la gente, mi ritrovo proiettato in mezzo a piccoli vicoli con scale ripide, lasciandomi il più lontano possibile i mille negozi di souvenir e ristoranti e ancora negozi di souvenir.

Mont Saint-Michel - Normandia

Non mi soffermo troppo sulla descrizione del luogo. Anzi non mi ci soffermo per nulla perché non m’ha lasciato molto.

Torno al parcheggio e mi autoscatto un paio di foto; lo stile è: “anche io ci sono stato!

Autoscatto - Mont Saint-Michel - Normandia

Poi ne faccio una alla moto; lo stile è: “anche io ci sono stata!

Poverina… anche lei vuole la sua parte, visto che m’ha accompagnato per 2752 km senza mai accennare a un minimo cedimento. (Vabbè a parte quando sono rimasto senza benzina sull’autostrada tra una galleria e l’altra, ma lì è stata soltanto colpa mia).

< < piccolo inciso > >

Ci vorrebbe un post a parte, ma comunque ci spendo qualche parola anche qui.

I motociclisti del fine settimana.

Signori motociclisti del fine settimana, voi che passeggiate con le vostre carenate e andate in giro blaterando “Ducati soldi buttati”, è a voi che mi rivolgo. Ci stanno tanti modi per fare i fighetti, ma non pensate che andare in moto significhi qualcosa di diverso rispetto alla semplice passeggiata con indosso un abbigliamento da almeno 800€?

Dai, fate funzionare il cervello, cazzo!

Ci stanno modi più economici per conquistare le donne, suvvia!

< < fine piccolo inciso > >

Mont Saint-Michel - Normandia

Dai piccolo mostriciattolo nero, ce l’abbiamo fatta anche stavolta.

Il tempo è ancora orribile, ma dobbiamo arrivare in Bretagna. E poi prometto che ti riporto giù e ti lascio riposare per un po’ (sarà vero poi?).

Mentre mi allontano da Mont Saint-Michel, lasciandomelo alle spalle mentre corre veloce nello specchietto destro, sulla strada verso Saint-Malo, trovo un bel mulino a vento funzionante sulla collina. E’ il mulino di Beauvoir.

Di vento ce n’è tanto. Nella sfortuna di trovare un tempo orrendo, ho avuto la fortuna di vedere un mulino a vento funzionare. Il primo che vedo in vita mia e pure funzionante.

Divertente la vita!

Moulin de Beauvoir - Normandia

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