Moments de nomadisme en Normandie 4/4

L’immagine di Mont Saint-Michel che si staglia contro il cielo mi rimane ancora impressa nella retina.

Mentre viaggio con la mia moto verso la Bretagna, quello che mi si para davanti (o meglio al lato destro della strada) è un misto di sconfinatezza e melanconia. E’ il mare che mi lascia così.

Rallento senza mai fermarmi, non tanto perché sia tardi e debba fare diversi kilometri ancora, quanto per il fatto che fermarmi significherebbe cogliere una parte ancora più minuscola di tutto quell’immenso con il quale mi devo fronteggiare.

Le panchine.

Quella è l’immagine che più mi è rimasta impressa. Le panchine che puntano all’oceano su un lembo di terra rialzata al lato della strada. Le panchine guardano su una spiaggia larghissima e lunghissima. Le panchine che guardano il mare ma non lo toccano mai, tanto è lontano.

Dopo un continuo procedere e cogliere immagini lungo la costa, che dura almeno 15 minuti dilatati, lascio la D155 costiera per proseguire un pezzo nell’entroterra e quindi sbucare di nuovo dall’altra parte della costa.

In meno di venti minuti mi ritrovo a Saint-Malo.

Intra-muros - Saint Malo - Bretagna

Non perdo troppo tempo in inutili giri per la città nuova e punto dritto alla parte più antica della città chiamata Intramuros. Durante la seconda guerra mondiale questa città era stata presa dai Tedeschi per farne un porto utilizzato nella guerra contro gli alleati, che hanno bombardato la cittadina per “dissuadere” i Tedeschi dal rimanere lì.

Sono riusciti nell’intento, ma quello che si vede passeggiando per Intramuros non è che un agglomerato di edifici quasi completamente ricostruiti.

Intra-muros - Saint Malo - Bretagna

In passato però questa città era importante perché rappresentava la base dei pirati (i Corsari), fortificata contro gli attacchi dei Normanni o degli Inglesi.

Entro all’interno della città fortificata passando da uno degli accessi secondari.

Mi ritrovo a camminare per piccole viuzze, alternate da palazzi più o meno alti e tutti però racchiusi da una cinta muraria sulla quale si poteva passeggiare.

Intra-muros - Saint Malo - Bretagna

In alcuni punti, sotto a queste mura, si potevano scorgere delle aperture verso l’esterno che davano accesso a delle scale e quindi a spiagge, deserte in quell’ora di tardo pomeriggio.

Gabbiano in posa - Intra-muros - Saint Malo - Bretagna

I gabbiani a Saint-Malo sono arroganti.

Tu stai lì, concentrato a rimirare il paesaggio e loro, imperterriti, ti si buttano contro, dall’alto, e ti passeggiano vicino tutti curiosi mentre sei poggiato contro il muretto per cercare di fare una foto al mare.

Ce n’era uno più curioso ma soprattutto più vanitoso degli altri che si è avvicinato e mi ha chiesto una foto. Me l’ha chiesta in francese, sia chiaro. Ed è stato anche abbastanza educato…

Lo accontento, ma oltre a lui, fotografo pure un pezzo della costa e lascio le mura per raggiungere un posticino dove assaggiare le gallettes bretoni in diversi gusti (e fortuna che mi ero ripromesso di non mangiare quella sera!).

Accidenti che buone! E io sottovalutavo pure quella “semplice” al burro, che invece era divina (sempre che il divino possa essere inteso con un’accezione positiva). Poi gallettes complete con rosso d’uovo crudo sopra accompagnate da sidro secco ed infine… gallette dolce con mele scottate con Calvados.

E infine: un bicchierino di Calvados per concludere la cena in bellezza.

Intra-muros al crepuscolo - Saint Malo - Bretagna

E così, tra un boccone e l’altro, fuori ha iniziato a far buio ed io ero abbastanza lontano dalla mia casa temporanea. Una passeggiata sul resto della cinta muraria di Saint-Malo era però d’obbligo e così ho percorso la parte mancante del perimetro della cittadella antica fino ad arrivare alla porta da dove ero entrato.

Dall’alto e col crepuscolo si potevano apprezzare colori ancora più sgargianti e belle tonalità di blu.

Mi soffermo di fronte al porto nuovo per apprezzare le differenze di stile tra città vecchia e città nuova.

Porto - Intra-muros - Saint Malo - Bretagna

È tardi, ma ha smesso di piovigginare.

Mi bagnerò il culo perché la moto è tutta zuppa d’acqua, ma almeno non devo rivestirmi in tenuta anti-radioattiva per tornare a Bas-Courtils.

Mentre mi muovo per raggiungere la D155, osservando il paesaggio costiero con la luce timida dei lampioni che a tratti illuminano la strada, mi ritrovo in una stradina piccola, minuscola; sembrava ad una corsia, buia, forse la strada più buia che io abbia mai visto e la linea di mezzeria era ritmata da una linea tratteggiata che però non correva parallela alla strada ma i cui segmenti erano obliqui e si alternavano uno obliquo a destra ed uno a sinistra. La cosa che mi ha lasciato letteralmente sconcertato dopo 10 minuti che percorrevo quella strada era il fatto che non mi ricordavo affatto di esserci passato all’andata. Davvero strano: pensavo che mi sarei ricordato di quel particolare… “Non è che mi sono perso?!” – mi domando mentre continuo a correre sulla strada. Poi finalmente trovo indicazioni per la baia di Mont Saint-Michel e ripresomi dallo sconforto mi propongo di andare a fare un salto a Mont Saint-Michel, ora che è buio.

Nuit à Mont Saint-Michel - Normandia

Col buio e con pochi turisti il Mont assume un fascino decisamente diverso da quello della calca e del tempo nuvoloso. Di notte non importa moltissimo se è coperto o se il cielo è libero da nuvole, la luce non cambia, di notte.

E così mi avvicino e parcheggio la moto al solito parcheggio (quello dei 4 che non verrà ricoperto dall’eventuale marea).

Così mi metto ad osservare quel gioco di luci ed ombre ed il suo gemello, riflesso sull’acqua, e ad ascoltare il silenzio che a quell’ora, senza molti turisti (pochi ed Italiani per l’esattezza), si poteva assaporare.

[…]

Riprendo la moto e guardando di nuovo dallo specchietto Mont Saint-Michel, ma stavolta tutto illuminato, ritorno verso Bas-Courtils per sonnecchiare.

Come accade spesso nei viaggi, il rientro è il momento più tragico.

Ma rientrare da un tour in moto è assolutamente quanto di più logorante si possa provare in un viaggio. Perché i kilometri che ti separano da casa (stavolta dalla Tua casa) diminuiscono lentamente e lentamente aumentano quelli che ti dividono da quella che pochi giorni prima era la tua destinazione. Destinazione e punto di partenza si invertono. Così come si inverte il ruolo dei pensieri e dei ricordi.

Autoscatto vicino allo Château de Fougères - Fougères - Normandia

Il pensiero che all’inizio del viaggio ti porta nel futuro facendoti domandare: “Cosa vedrò? Chi incontrerò? Dove andrò? Cosa proverò?”, ora perde la sua accezione predittiva e ritorna nella modalità canonica di sguardo all’indietro. “Che cosa ho visto? Che cosa ho provato?”, sono le domande che mi porrò.

E quindi devo fotografarmi di nuovo per le mie domande future sul passato. Stavolta spengo il motore della mia Monster nei pressi del castello medievale di Fougères. La posa è con la solita faccia da demente ma i capelli visibilmente scombinati da almeno un’ora di moto sotto al sole.

Château de Fougères - Fougères - Normandia

Entro subito nel castello (c’è un biglietto di ingresso da pagare, 7.50 € e nonostante il guardiano mi esorta a non entrare perché in 45 minuti dalla chiusura è impossibile visitarlo tutto, io entro).

Di fronte a me si para un ingresso molto ampio su un ponte, alla destra del quale una piccola cascata artificiale lascia che l’acqua proveniente dal laghetto intorno alle mura si getti sotto al ponte per alimentare qualche ruota da mulino ad acqua.

Poi, passando sotto ad un’ulteriore arcata, mi ritrovo in un cortile gigantesco, che 400 anni prima sarebbe stato popolato da piccole costruzioni atte a consentire la vita sociale nel castello.

Autoscatto - Château de Fougères - Fougères - Normandia

Tutto intorno si è avvolti da mura medievali e dalle varie torrette di cui è dotato il castello.

Approfitto del sole e della luce di mezzogiorno per farmi un autoscatto sulla torretta più alta del castello, che dalla parte esterna dà sul laghetto.

Sono ancora in viaggio, sto ancora scoprendo, e mi trovo ancora in Normandia. Ma sto lasciando pian piano questa terra per raggiungere di nuovo l’Italia.

Una ragazza mi esorta ad uscire dato che i miei 45 minuti d’aria sono terminati; dunque guadagno l’uscita ed inizio la visita del piccolo borgo medievale, risalendo la strada che porta al Presbytère Saint-Léonard, una chiesa posta nel luogo più alto di Fougères.

Presbytère Saint Léonard - Fougères - Normandia

Da lì si domina tutta la vallata, alternata da case e decorata dal castello, che da lì sembra ancora più imponente.

Mi soffermo a visitare l’interno della chiesa. È una cosa che non faccio sovente perché molto dipende dal mio stato d’animo. Ma quella volta, col sole a picco su di me, ho deciso di entrarci, osservando con molta avidità le luci colorate che filtravano dalle vetrate.

Presbytère Saint Léonard - Fougères - Normandia

Purtroppo però mi accorgo che non ho molto tempo e sono costretto a velocizzare la mia visita. Così esco frettolosamente dalla chiesa e discendo la collina passando dal parco che si trova ai suoi lati.

La mia attenzione viene catturata da una fontana esteticamente non molto notevole; ciò che mi attira è l’umidità dell’aria se mi metto contro vento, proprio dietro al getto d’acqua. Piccole molecoline di accaddueò che si posano sulla pelle, mi rilassano prima di rimettermi in marcia.

Jeux d'eau - Fougères - Normandia

E così, con la mappa tutta rovinata e letteralmente fatta a pezzi, riprendo il cammino, lasciandomi alle spalle la Normandia.

Laval, Tours, Bourges. E poi Sancoins. È lì che decido di trascorrere la notte.

< < piccolo inciso > >

La versione ufficiale vuole che dopo più di 500km di statale io sia abbastanza stanco per poter proseguire oltre. Avrei voluto fermarmi a Vichy, meta scelta soltanto perché il nome mi piaceva, ma in quel caso ho scelto la vita: così ho passato la notte a Sancoins.

< < fine piccolo inciso > >

Altro giorno di viaggio. Poche foto. Poco significative. L’ispirazione per ritrarre luoghi o per ritrarmi in luoghi stranieri ormai era svanita. Rimanevano ancora kilometri da percorrere per raggiungere Torino.

Moulins, Charolles, Mâcon,  Bourg-en-Bresse, Chambery.

Ancora statale. Ancora tempo atmosferico a mio favore. Ancora diversi kilometri percorsi (600 per esser precisi quando arriverò a Torino).

Campi di grano. E poi fiumi. E poi campi con altre piantagioni. E poi boschi. E ancora fiumi. Un lago. Sotto al sole. E immerso nella natura che mi scorre ai lati della visiera, lascio gradualmente la Francia.

Sorpasso Chambery e prendo l’autostrada per raggiungere il traforo del Fréjus.

Continuo ad essere sporco, puzzolente. Continuo ad avere moscerini dappertutto. Continuo a pulire la visiera dai moscerini. Continuo a pensare a tutto quello che avevo visto. E mentre faccio questo mi trovo a pochi minuti dal traforo.

Autoscatto con moto - Tunnel du Fréjus - Francia

Questo è come mi vedevano gli altri, mentre vagabondavo per le strade della Francia. E questa è l’immagine con la quale voglio chiudere il mio viaggio in Normandia. Con le alpi che separano non solo il confine fisico tra dove sono ora e dove ero, ma anche quello dei ricordi che ho registrato durante il mio peregrinare rispetto a quello che registro ora, adesso.

Au revoir, Normandie!

< < piccolo inciso > >

Rientro in Italia: i motociclisti non ti salutano più. Gli automobilisti non cedono il passo ai motociclisti e per contro non vengono salutati né ringraziati. I motociclisti si trasformano quasi tutti in motociclisti della domenica (ok, d’accordo ERA domenica quando sono rientrato).

Poi, fermo al semaforo su Corso Francia, sento un odore fortissimo, acuto e buono, di profumo da donna. Insieme al profumo si accosta a me una Ducati Monster identica alla mia. Dietro al guidatore, una ragazza in tiro con tacchi a spillo e minigonna. Poi un commento: “Ah! Vedi? Allora si possono montare le borse da moto sulla Monster!”, rivolgendosi alla sua passeggera.

Tiro un respiro di sollievo.

Sono di nuovo a casa.

< < fine piccolo inciso, passo e chiudo> >

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2 responses to this post.

  1. Posted by Andre on maggio 19, 2011 at 21:24

    Grande Fabri!
    Bella avventura e bel resoconto 🙂

    Un abbraccio, a presto!

    Andre

    Rispondi

  2. Posted by Patrizia on agosto 31, 2011 at 21:58

    qualche frase lampo:
    Sono stata anche io in Normandia, tanto tempo fa durante il mio primo Interail- veloce tappa di un viaggio massacrante, anche lì morti e feriti…
    Per quanto riguarda le mont saint michel condivido il tuo commento, anche Rouen non mi è rimasta particolarmente nel cuore
    fiori gialli: forse ginestre di leopardiana memoria?
    stelle sopra la testa.. di nuovo da solo a guardarle…
    i tuoi capelli : un casino come i miei, stesso parrucchiere forse
    belle le immagini dall’alto dalla falesia
    ancora la malinconia, perchè?
    potere di coinvolgimento: dopo i tuoi racconti del Tibet voglio andarci e sto cercando validi compagni di viaggio (difficile, è un viaggio troppo impegnativo…), inoltre ho chiesto ad un mio amico se mi aiuta a trovare una scuola di arrampicata (ma do’ vado…io al massimo me la tiro…)
    è un bel racconto il tuo, con il tuo stile prorompente, come nel parlato
    anche a me e’ capitato di viaggiare da sola, a volte ho bisogno della solitudine- credo che voglia dire stare bene con se stessi, essere sereni
    mi sa che ho un po’ paura dei viaggi in moto, pero’ se mi inviti ti prometto che mi metto i tacchi a spillo, così puoi citarmi nel tuo blog!!! 😉

    Bacio

    Patrizia

    Rispondi

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