Otoño

Pamphlet di tangibile tensione superficiale.
Un tocco esattamente sopra alla scorza e l’inevitabile flessione della materia in
sinuose armoniche dissonanti.

E’ la musica dell’essere nel mezzo.
Normalità ed anormalità.
Due termini che limitano il campo della libertà dell’uomo.
Due parole che vincolano l’Essere ad essere o a non-essere.
Due espressioni che livellano l’esistenza togliendo gli strati intermedi, infiniti, delle caratteristiche del carattere umano.

L’autunno è quello che c’è nel mezzo.
Non è inverno, non è estate.
Non sono foglie cadute, non sono foglie ancora sugli alberi. L’autunno è foglie che
passano da uno stato ad un altro, e, volteggiando, riempiono ogni spazio tra i rami ed il suolo.
Non è verde, non è nulla. E’ rosso, poi arancione fiamma, poi bronzo, e ancora
castagno scuro, chiaro, cioccolato, corallo e cremisi, sotto al sole. E’ giallo.

L’autunno è tutte le note che ci sono tra la prima e l’ultima ottava di un pianoforte
suonato dal vento, che corre dal caldo al freddo e viceversa. Fermo, attende tutto
l’anno prima di permettere che qualcun altro possa suonarlo… poi cade la prima
foglia, ecco la prima nota. E quindi inizia la musica.

La musica che sconvolge repentinamente tutto, la musica che riscrive il senso
dell’esistenza mille volte all’istante, la musica che rende malinconico, che rende
triste, che rende viva la vita stessa.

Cade la prima nota, come goccia d’acqua su un letto di apparente equilibrio.

E poi.

Estasi di consonanze e simmetrie. Frenesia di cacofonie e dissonanze.

L’autunno, l’animo umano.

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One response to this post.

  1. Posted by talia on settembre 28, 2011 at 13:55

    Romantiche poesie (di tempi andati)…

    L’autunno non è nulla più di una resa,
    delle piante “stagionali” che non reggono il cambiamento, non sanno affrontarlo e si ritraggono in loro stesse.

    Muiono… il giallo, il rosso e l’arancione (che alla fine diventa marcio marrone) sono i colori del sangue e della linfa che scorron via.

    Vita che viene meno, reazione che si farà attendere, covata nell’inverno e che solo in primavera – forse – esploderà.

    La malinconia è un sentimento nobile.
    Ma l’autunno a ben pensare di nobile ha ben poco.

    Ché fugge e si ritira in sé,
    piuttosto addosso porta tratti e colori (e nomi) della vigliaccheria…

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