Parete verde

Mi sveglio.

Apro gli occhi dopo un respiro, e mi guardo allo specchio: vecchio.
Stanco, mi muovo a lenti passi, attento, sguardo fisso in avanti, passi indietro.

Capelli che da terra mi scivolano in testa, s’infilano nei pori: si accorciano.
Perdono il loro colore bianco, sfumano verso il castano.
Chiaro, l’intento del tempo di unidirezionalità.

Rughe che diventano laghi salati, malinconici, occhi estatici riacquistano luce.
Il mondo sembra più alto. Il mondo È più alto: sta crescendo e mi sento più piccolo.

Vedo il giorno, arriva la notte.
Tutto invariato, il ciclo.

Ma continuano ad accorciarsi le dita; mille pezzi si uniscono da terra e prendono la forma di quel bicchiere. Quale? Quello che non avevo in mano pochi istanti fa.

Urlo come un marmocchio,
cerco di parlare,
ma escono soltanto lacrime e vocali acute senza significato.

Mi trovo tra le mani di lattice di uno sconosciuto.

Mi prende e mi infila tra le gambe di mia madre.

Smetto di urlare,
vorrei ma non posso,
perché mi sto fondendo con me stesso,
mi unisco con le mie cellule,
niente più braccia, mani,
niente più occhi.

Niente più niente…

…anzi sì!

Amore!

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