Come può nascere in un uomo intelligente e istruito il bisogno di credere in questo mistero [la fede, ndr]?

Che la credenza di Dio, creatore, ordinatore, giudice, padrone, maledicente, salvatore e benefattore del mondo, si sia conservata nel popolo e soprattutto nelle popolazioni rurali, molto più che nel proletariato della città, è del tutto naturale. Il popolo, sventuratamente, è ancora ignorantissimo e mantenuto nell’ignoranza dagli sforzi sistematici di tutti i governi, che la considerano con molta ragione come una delle condizioni essenziali della loro propria potenza. Schiacciato dal suo lavoro quotidiano, privo di agiatezza, di scambio intellettuale, di letture, infine di quasi tutti i mezzi e di una gran parte degli incentivi che sviluppano la riflessione negli uomini, il popolo accetta – quasi sempre senza critica e in blocco – le tradizioni religiose che lo avviluppano sin dalla tenera età, in tutte le circostanze della sua vita, e che artificialmente mantenute nel suo seno da una folla di avvelenatori ufficiali di ogni specie, preti e laici, si trasformano dentro di lui in una specie di abitudine mentale, troppo spesso più potente del suo stesso buon senso naturale.

C’è un’altra ragione che spiega e legittima in qualche modo le credenze assurde del popolo. Questa ragione è la condizione miserabile nella quale si trova fatalmente condannato dall’organizzazione economica della società nei Paesi più civili di Europa. Ridotto sotto il rapporto materiale al minimo di esistenza umana, chiuso nella sua vita come un prigioniero nella sua prigione, senza orizzonte, senza uscita e, se si deve credere agli economisti, anche senza avvenire, il popolo dovrebbe avere l’animo particolarmente angusto e l’istinto piatto dei borghesi per non provare il bisogno di uscirne; ma non ha che tre mezzi: due fantastici e il terzo reale. I primi due sono la taverna e la chiesa, la dissolutezza del corpo o quella dello spirito; la terza è la rivoluzione sociale. Per cui deduco che quest’ultima soltanto, molto più di tutte le propagande teoriche dei liberi pensatori, sarà capaci di distruggere completamente le credenze religiose e le abitudini dissolute nel popolo, credenze e abitudini che sono intimamente legate tra loro più di quanto si supponga, e che soltanto la rivoluzione sociale, sostituendo ai godimenti illusori e brutali della sfrenatezza corporale e spirituale le gioie delicate e reali di un’umanità pienamente realizzata in ciascuno e in tutti, avrà la potenza di chiudere nello stesso tempo tutte le taverne e tutte le chiese.

Fino a quel tempo, il popolo, preso in massa, crederà, e se non ha ragione di credere, ne avrà per lo meno il diritto.

C’è una categoria di persone che, se non credono, devono almeno fingere di credere. Sono tutti i tormentatori, tutti gli oppressori, e tutti gli sfruttatori dell’umanità: preti, monarchi, uomini di Stato, uomini di guerra, finanzieri pubblici e privati, funzionari di ogni sorta, poliziotti, gendarmi, carcerieri e carnefici, monopolisti, capitalisti, usurai, appaltatori e proprietari, avvocati, economisti, politicanti di ogni colore, fino all’ultimo venditore di droghe, tutti insieme ripeteranno queste parole di Voltaire: Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo.

Si capisce bene che è necessaria una religione per il popolo. E’ la valvola di sicurezza.

[…]

Amante geloso della libertà umana, che considero come la condizione assoluta di tutto ciò che veneriamo e rispettiamo nell’umanità, io rovescio la frase di Voltaire, e dico che se Dio esistesse realmente, bisognerebbe abolirlo.

[liberamente tratto da: michail bakunin – la libertà degli uguali]

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One response to this post.

  1. Posted by Riccardo on dicembre 2, 2011 at 18:54

    Purtroppo sono costretto a guardare la massa, e probabilmente me stesso, con gli occhi indulgenti di chi osserva un ragazzo in fin di vita a causa della droga (per esempio).
    Sulle prime viene da pensare a un accanimento sfortunato della Natura su un povero bravo ragazzo, vittima di sostanze incontrastabili ed eterne.
    Poi ci si rende conto che lui non ha fatto nulla per evitare questa misera fine. Schiavo accondiscendente di veleni che mai hanno nascosto i loro gravi rischi, se si ha il buon senso di ricercare un livello minimo di informazione personale.
    Infine, e nonostante la pena che continua a suscitare, si arriva a capire che è stato lo stesso “finto agnello sacrificale” a creare le condizioni perchè si coltivassero le piante, nascesse il bisogno di droga, fosse avviata la sua commercializzazione su vasta scala e si formassero gruppi criminali a sorvegliare ogni tratto di questo marcio anello di Moebius dal quale trarre profitto per millenni.

    Così è per il popolo che, in preda a dubbi e paure dettate dall’ignoranza, ha desiderato fortemente creare un’illusione opprimente e consolatoria allo stesso tempo. L’idea di un livello intangibile (e quindi al di sopra delle critiche e delle logiche terrene) dal quale far discendere dei-tiranni che liberano le coscenze dal peso dell’informazione, della decisione e quindi dell’azione.
    Allo stesso modo del drogato il popolo ha voluto costruire uno scarpone sotto il quale mettere il viso ormai capace solo di ringraziamenti, sofferenza e auto-assoluzione.
    E’ naturale e inevitabile allora che altri uomini vogliano indossare quello scarpone, così lucido, così desiderato e così facile da calzare.

    La religione e la sua scia di oppressione sono inevitabili in ogni condizione economica, in ogni ambito sociale e culturale, a ogni latitudine e in ogni epoca così come lo è la muffa su un formaggio lasciato deliberatamente al sole…

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