La coscienza degli animali

Ho capito qualcosa di più, leggendo Sacks stamattina.

Un antropologo su Marte.
O anche uno zoologo sulla Terra.

Mentre Sacks discorreva su autismo e si soffermava su una tra i rappresentanti più illustri di questa malattia, Temple Grandin (professoressa presso l’Università Statale del Colorado e dottoressa in Animal Science, autistica), sono incappato in queste parole:

[Temple] Non aveva una particolare simpatia per i polli, ma trovava odioso il metodo di uccisione loro riservato: «Quando è il momento di portarli a diventare hamburger, li prendono, li appendono a testa in giù e gli tagliano la gola». Nei vecchi mattatoi kasher è facile vedere anche i bovini appesi all’ingiù, in modo che il sangue defluisca alla testa prima del taglio della gola. «A volte gli animali si rompono le zampe e gridano di dolore, gridano terrorizzati». Grazie al cielo queste pratiche ora cominciano a cambiare. Se viene eseguita in modo appropriato «la macellazione degli animali da parte dell’uomo è meno crudele della morte naturale» proseguì Temple. «Otto secondi dopo il taglio della gola, si liberano endorfine, e l’animale muore senza dolore. In natura accade qualcosa di simile quando le pecore vengono sbranate dai coyote. La natura lo fa per alleviare il dolore dell’animale morente». Terribile, soprattutto perché si potrebbe evitare, è la crudeltà: infliggere all’animale terrore e stress prima del colpo letale; ed è proprio questo che più di ogni altra cosa le preme di eliminare.

Simpatia/antipatia per i polli a parte, mi ha colpito con forza la nota di Temple sul fatto che la Natura risparmia se stessa (l’animale morente) dal dolore con dei meccanismi biologici e quindi propri della Natura.

Il vegetarianesimo umano assume molte forme e soprattutto ha radici molto diverse. C’è chi sceglie di essere vegetariano perché odia la violenza in tutte le sue forme e non sopporta che questa venga inflitta agli animali che poi finirà per mangiarsi. C’è chi sceglie di esserlo perché “fa bene alla salute”… C’è chi lo fa perché sostiene che sia radicalmente sbagliato mangiare altri esseri viventi (che, tranne rari casi, in realtà sono già morti).
Non entro nel merito del discorso; su quali motivazioni spingano le persone ad essere vegetariane (a prescindere dalle loro motivazioni, mi sentirei semplicemente più umano se vivessi in un mondo, ammesso che rimanesse eticamente ingiusto come lo è ora, in cui molti di più lo fossero).

Quello che mi ha colpito è trovare una prova tangibile che la Natura preserva il mondo senziente dal dolore. Alla luce di questo è ancora più ingiustificato il modo in cui vengono trattati gli animali dall’uomo (in ogni campo, oltre che in quello dell’alimentazione). La Natura non conosce crudeltà. Nelle scene violente (ma solo perché lontane dai nostri occhi) di un leone che sventra una gazzella, la Natura non inietta alcuna crudeltà in quell’azione. Non credo che sia un’azione crudele in generale, perché a questo punto anche respirare diventerebbe un’azione crudele e cruenta. Ma contro questa affermazione si possono addurre molte argomentazioni e di nuovo non voglio fare polemica ma solo analizzare e mettere insieme un tassello in più di conoscenza per spolverare la coscienza (umana).

Ma…
la Natura non crea nulla contro se stessa.
E noi come esseri umani (discendenti direttamente da essa e da nessuna pseudo-divinità creatrice) dobbiamo sforzarci di capire che facciamo parte di essa, inequivocabilmente. Non esiste Uomo senza Natura. Ed essendo parte di essa dobbiamo rispettarne le Sue leggi se vogliamo essere Umani.

E’ un discorso sulla libertà che abbraccia la libertà dalla violenza: così come non possiamo sentirci liberi in un mondo in cui anche UN solo essere umano NON è libero, allo stesso modo noi, come esseri viventi, non possiamo sentirci liberi dalla violenza (e quindi con-partecipi anche noi della stessa) se anche UN solo essere vivente NON è libero dalla violenza.

E questo è eticamente valido per tutti i tipi di violenze, ma penso che l’esempio di Temple, supportato da spiegazioni scientifiche più che valide (lei si occupa principalmente di scienza animale ed è progettista di attrezzature per il bestiame), sia un’ennesima prova delle anacronistiche negazioni della coscienza animale da parte di un altro animale che sostiene di essere più intelligente, l’uomo.

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