Camminare

Cammini, ti volti, ti giri e guardi dritto
stai zitto mentre parli e continui a guardare
parlare senza parole, il respiro non si muove
nove di sera come sempre, frigo vuoto
scuoto il tempo per farlo passare
mitigare il senso di inadeguatezza che sale
mortale il pensiero unidirezionale che esplode
ode ad un bambino che piange ed invecchia

iato tra volere e fare

baciare senza più passione, non baciare affatto
pensiero piatto e scosso da vibranti armoniche.

Richiudo la sensibilità, la compatto
fatto!
Ma l’ho mai aperta all’altro?
Ferita inferta contro un muro di panna
sicuro che neanche il sangue esce
langue esanime la fame di piccolezze
reame di promesse mantenute al paesaggio interstellare
sarebbe saggio continuare a respirare
ma non riesco.

Ho perso.

Lascio il posto a chi di amare è capace
chili di secondi a costruire felicità da spazzare via
spezzare il contatto con me stesso
senza tatto, senza sesso
senza un nesso tra me e l’eterno indefesso
perché penso ad un inferno che non vivo
creo un inverno in mezzo al caldo d’estate
ma d’un pezzo sudo e m’accorgo che non v’è ghiaccio
colgo il momento per descrivermi davanti al pubblico
vedermi vergognato per far uscire la merda,
riuscire finalmente da lì
a farci nascere un fiore.

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