Semiotica geologica

Il cielo irrompe al di là del masso erratico: come un colore, lacera la tela.

La valle parla. Non è una voce naturale, è una voce artificiale, costruita. E’ una voce straziata che ti allontana, se vuoi rimanere sano di mente. Ma non si può farne a meno: i suoi lamenti percorrono ogni blocco d’aria e persistono. Pazienza se il silenzio viene rotto. Pazienza se edificano monumenti di rumore senza pietà. Pazienza se l’età dei versi di dolore non è misurata dal tempo.

Mano sulla pietra: primo passo verso la lacerazione del vento. Altro passo, altra mano sulla pietra. Uno dopo l’altro, vedo dall’alto la supremazia della civiltà sul paesaggio, e mi sento di scalare al contrario. Vado contro la legge di gravità, che mi respinge dalla mia Terra, invece che attrarmi. Dovrei sottostare alle leggi naturali, come fanno tutti.

Mi piacerebbe fingere di non esserne attratto, ma vedo, mio malgrado, che ci sono molte più cose in cielo e in terra di quante possa sognarne la mia mente.

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