Avanti, avanti, indietro, indietro!

Sembra una danza.
Sostanza che prende forma in un istante, poi ritorna a tacere nella testa.
Desta è l’idea che c’è qualcosa che tace in fondo da quando è comparsa.
Sparsa mi sembra l’esistenza. Senza di lei che non capisce.

Ma lei c’è. Esiste e ciò mi basta.
Talvolta esco dai miei pensieri, mi osservo da fuori e penso che sia per lei che non amo.
Momenti di sorrisi e momenti di testate contro il muro.
Rovisto tra i neuroni, ci trovo peperoni, pomodori. Ci trovo seitan, ci trovo spezzoni di canzoni.
Niente riesce a nascondere quel suo modo di fare.
Resisto e ci butto altri peperoni, verdure miste, poi uova, tofu, capelli caduti, deceduti, capelli sopra la testa.
Resta ancora lì: cosa devo buttarci sopra?
Rapisco ricordi scomodi lasciati in testa a marcire e provo a metterci sopra quelli.
Li vorrei tenere per cancellare cose spiacevoli, e invece li uso per cancellare la voglia impossibile di lei.

Vorrei vorrei vorrei…

Ma cosa vorrei che neanche conosco me stesso figuriamoci lei.
Intenti e assalti alla mia fermezza, che senza difese molla.
Lascerei volentieri al caso la decisione, ma chissà perché ho voglia di forzare.
Di sforzare forse.
Se: nascono, vivono, si nutrono, soffrono e muoiono a decine ogni giorno.
Da torno tolgo i desideri ché non capisco se hanno concretezza di Cosa.
Sarà che è stato lì in fondo represso perché impossibilitato a palesarsi.
Si è nascosto sotto a tutte quelle cose dimenticate.
E adesso pare che sia cresciuto in mezzo ad un orto fatto di amnesica immondizia.
A dire il vero ci continuo a buttar sopra roba, ma c’è lui che cresce.
E… cazzo quanto è bello!

Faccio finta di non guardare.
Resto appeso ad una possibilità ma non mi posso palesare.

Non posso perché non è il momento?
Mento a me stesso?
Sono io che trovo scuse per non farlo?
Lo sento, lo vedo e capisco ma continuo a sotterrarlo.

Ha un colore acceso che mi terrorizza: l’ha fatto apposta ad essere rosso!
Soltanto che ora è troppo tardi perché è uscito fuori e l’ho visto senza dubbio!
Io ho paura di dire che è quel rosso che amo oppure neanche io lo so se è quello il rosso di cui mi voglio vestire?
Tirerò fuori quella Cosa! Smetterò di buttarci sopra altre inutili derrate.
Sotterrate in mezzo allo sterco ci sono radici che non vedo e non posso vedere.
Resto immobile perché se le toccassi romperei quello che c’è sopra. La lascio lì la Cosa…
Arresto questo pensiero e lo nascondo ancora più a fondo.

Dura la corteccia di quel colore.
Reale più del reale.
Leale alle sue idee è quel rosso.
Sottile e fine e allegro e simpatico e testardo!
Domanda senza pudore, ma di lui dentro parla poco.
Combina guai dentro la mia testa da tanto tempo.

Ma è da poco che riesco a vederlo senza provar vergogna.
Nato da un colore nero che poi diventa rosso.

E di cui io mi accorgo.

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