God bless you, Dr. Vonnegut

“One last question,” I begged. “To what do you attribute your incredible productivity?”
Isaac Asimov replied with but a single word:
“Escape.” And then he appended a famous statement by the similarly prolific French writer Jean-Paul Sartre:
“Hell is other people.”

Cari ascoltatori, proseguo la mia esperienza del vicino-alla-morte riportandovi la mia intervista a Kurt Vonnegut, in Paradiso.

Kurt si guardava attorno in un’atmosfera bianca e silenziosa. La sua sagoma si confondeva con lo sfondo uniforme delle pareti-non-pareti, ma ciò che si confondeva ancora di più con lo sfondo era il fumo della sua sigaretta. Non aveva mai smesso di fumare, neanche dopo il suo addio alla Terra.
Kurt era stato uno scrittore di novelle fantascientifiche eccezionali. Nato nel 1922 ad Indianapolis, dopo aver intrapreso studi di biochimica, decise di sperimentare sulla sua pelle le tutt’altro che fantascientifiche storie sulla guerra, prendendo parte come esploratore alla Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia sentì nelle narici l’odore degli ordigni bellici; venne fatto prigioniero a Dresda e da lì prese ispirazione per il suo libro Mattatoio n.5 (o la crociata dei bambini).

“Fai attenzione a cosa fingi di essere,” disse una volta, “perché tu sei quello che fingi di essere.”

E Kurt fingeva di essere un romanziere fantascientifico estremamente sensibile alla natura umana.

“Kurt,” dissi, “dovresti essere annoverato tra gli uomini di pace di tutti i tempi.”
E lui mi rispose, “Vorresti dire che sono come Roosevelt?” poi, cambiando tono della voce, “Non giungo a pensare che gli unici indiani buoni sono gli indiani morti, ma credo che nove su dieci lo siano e non mi piacerebbe indagare troppo a fondo nel caso del decimo.
Gli chiesi se stesse ancora scrivendo anche lì in Paradiso e lui mi rispose. “Sempre! Se non lo facessi sempre, sarebbe l’inferno per me. La Terra stessa sarebbe stata un inferno se non avessi potuto scrivere sempre. E l’inferno comunque sarebbe sopportabile, se potessi scrivere tutto il tempo.”
“Fortunatamente l’inferno non esiste,” dissi.
“Eppure uno stupido incidente casalingo pensa di privarti con la vita anche della capacità di scrivere. Non scherziamo!” e diede un ultima boccata dal mozzicone di sigaretta.
Restai in silenzio.
“E’ stato interessante parlare con te,” disse, “ma ora devo tornare al mio lavoro. Sto finendo di scrivere sei volumi di fantascienza sulle credenze e le opinioni qui nell’Aldilà.”

La prima immagine che vidi al mio risveglio fu quella di Kilgore Trout che mi guardava con occhi interrogativi.
“Tutto bene?” mi domandò, “pensavo di non vederti più vivo.”
“Tutto bene, Dr. Trout,” dissi, “mi accontenterei semplicemente di dormire.
“Parli come un vero umanista,” disse.
“Ma non sono io che ho parlato. E’ stato Kurt!”

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