Diario di un Astronauta

29.04.2049 AD

3.45 pm – Oggi è il mio primo giorno nello spazio.

Vista da quassù, la Terra, è la porzione di una sfera. Strano come ci si accorga della curvatura dello spazio soltanto quando lo spazio lo si guarda da distante. E’ blu il mio pianeta visto da qui. E blu è anche il mio stato d’animo quando penso alla fortuna che ho avuto ad essere in orbita. Mi sento tante volte più fortunato dell’uomo più ricco della Terra perché quello che vedo da questo oblò è qualcosa che non può essere comprato (seppure sia cominciata da almeno 30 anni la commercializzazione dello Spazio).

Vorrei precisare che non sono da solo.
Alexander viene dall’Unione Sovietica. E’ stato scelto anche per le sue doti fisiche: è piuttosto ben messo e ha una muscolatura adatta a sopportare anche forti accelerazioni. Ma ha anche altre doti fisiche: conosce infatti a menadito la meccanica quantistica. La mia cultura a riguardo è piuttosto carente, eccezion fatta per alcuni libri divulgativi scritti da eminenti fisici, peraltro letti ormai molto tempo fa. Seppure la fisica mi interessi, ciò che mi ha portato in questa stazione è la mia passione per la biologia.

Siamo partiti insieme e siamo i primi ad aver popolato questa stazione che può ospitare fino a 25 persone. Ci aspettiamo l’arrivo degli altri 10 entro un paio di settimane.

Per chi non è mai stato coinvolto in un viaggio di questo tipo, essere proiettato nello spazio può sembrare l’aprirsi di un periodo senza tempo. Io stesso credevo, seppur conoscendo la realtà oggettiva della mia missione, che avrei avuto tanto tempo per me stesso da poterlo dedicare in attività di “svago”. Tuttavia la routine di certe operazioni, così come gli esperimenti che devo concludere, mi tolgono tutto il tempo che, appena arrivato, mi è sembrato illimitato. Scrivere è l’attività alla quale riesco a dedicarmi con più assiduità e quella che mi permette di vivere più volte la mia esperienza. Scrivo perché devo rallentare l’orbita di questa stazione. Scrivo perché devo rallentare me stesso fino a fermarmi, senza cadere, vittima della gravità del gigante blu.

E’ venuto il tempo di fare un po’ di sport.

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