Diario di un Astronauta

30.04.2049 AD

3 am circa – Dovrebbe essere l’ora (a GMT 0) in cui sulla Terra le pupille della maggior parte della gente sono chiuse. E qui il ritmo del giorno e della notte è scandito proprio dall’ora che regna a Greenwich, la stessa ora che impone lo zero a tutti gli spicchi del Mondo. Non è strano che un paese grande come la Cina abbia per tutta la sua estensione la stessa ora? Eppure sembra molto meno strano se si pensa all’ora nello Spazio. L’ora nello spazio, ha il suono di un ossimoro.

Mi sono tolto i tappi dalle orecchie e ho iniziato di nuovo a sentire i suoni dei sistemi vitali che mi garantiscono l’esistenza e la permanenza così in alto rispetto al suolo. Eppure mi mancava qualcosa stanotte, la prima notte in assenza di gravità. Dovrò ricordarmi cosa significhi essere ridotto a un bozzolo per evitare di levitare in giro per la stanza metallica senza avere possibilità di girarmi e rigirarmi in un letto. Perché un letto non c’è.

Dovrò ricordare questa sensazione quando tornerò sulla Terra.

Torno a dormire.

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