Il prossimo Dio giungerà in bicicletta

Spero nel presente, perché voglio abbandonare futuro e passato, lasciandomi penetrare soltanto dall’abisso dell’adesso.

Non c’è altro più importante dell’ora, dell’istante e della sua necessità in quanto né vissuto né da vivere. Una violenta tempesta ai poli (gli inglesi la chiamano “ice storm”), sì, una vera e propria tempesta di ghiaccio, dove ogni singolo granello lascia un bel segno perché cade dall’alto e fa male. Ma è necessario che faccia male, sennò sembra di vivere un’inutile vita di incoscienza, e preferisco aprire gli occhi della mia sensibilità all’insensibilità delle persone (le maschere) piuttosto che lasciarmi attraversare le orbite degli occhi dalla mestizia del paventato futuro o del promiscuo passato. Non c’è più spazio per istanti di logica insensatezza aprioristica né di irrazionale spensieratezza proiettata come un’ombra alle tre di notte.

Le passioni sono palliativi.

Anzi alleviano uno stato dell’animo (l’animo, quale?) per elevarlo allo stadio successivo (stadio in cui dovrai fare di nuovo i conti con l’inquietudine dell’inesperienza).
E allora la Natura ha già la risposta alla domanda che nessuno Le ha posto. Te la confida a bassa voce e rimane un semplice richiamo, un’eco che tu non vuoi cogliere.

Come tutti quanti.

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