Cut

Hanno tagliato un albero.
Perché l’abbiano fatto: non lo so. Eppure era in forze. Verde, brillante. E regalava al suolo un’ombra che difficilmente altri potevano regalargli.
Eppure l’hanno tagliato.
Con che coraggio si può tagliare un albero?
Il coraggio è di chi agisce per recidere il tronco oppure di chi chiede a qualcun altro di farlo?
Forse chi chiede a qualcuno di farlo è sollevato. Non guarda. Non vede mentre viene fatto. E quindi non c’è nel momento in cui si spegne quel fuoco d’artificio di terra.
E così non partecipa e non può ascoltare le grida strozzate dal carbonio.
Neanche io ho partecipato, ma tra il prima e il dopo ricostruisco tutto ciò che è successo e provo compassione (si può provare compassione per un essere vivente che non sente? E chi l’ha detto che non senta?).

E poi.

Cazzo!, quanto tempo c’avrà messo per crescere lì, proprio su quell’angolo di terra? Sotto di sé, a non più di 1 metro e mezzo, aveva un precipizio che cadeva sopra diverse coppie di binari. A non più di un palmo di mano aveva una staccionata fatta di cemento e, dall’altro, una pista ciclabile (rotta e piena di piante che ci crescono tra le fessure).

Non era solo. Lui ed i suoi compagni, non si sa che fastidio potessero dare: e hanno raso al suolo anche loro. Così che nessuno potesse essere testimone di quel crimine.

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