Il muschio e la pietra

New Zealand's Woods

New Zealand’s Woods

L’odore dell’oceano si sente fino a qui.
Mi immagino i passi, gli stessi che ascolto mentre cammino. Non faccio altro da quando ho iniziato a respirare. A restare soli si ode l’eco dell’eternità; tale è il suono delle corde nascoste nei tronchi degli alberi. Ripetono le note, ognuno la propria: ad ogni soffio di vento i rami si piegano e spostano il peso facendo flettere il fusto, è così che cambiano i colori dei toni. Niente mi avvicina di più all’immortalità, della musica di questi legni vivi. Vi dico che preferisco ascoltare questa melodia, quest’ode al vento immortale; lo preferisco a poggiare le braccia su un oggetto silenzioso, anzi che urla il suo silenzio disperato.

Utile all’uomo: un tavolo, un mobile, una porta.

Ci ha fottuto Prometeo! «Ora uomo, ti dono la tecnica che ti renderà immortale!», ha commentato, mentre ci porgeva la mano. Non l’avremmo dovuta accettare; così facendo abbiamo deciso deliberatamente di rinunciare alla nostra felicità.
Talmente ovvia la ragione, adesso, per cui abbiamo bisogno della musica, di quella che creiamo con le nostre mani.
Io, tu, entrambi abbiamo perso il canto degli alberi e, con esso, l’eternità. Tanto facciamo adesso per recuperarla, ma sappiamo che serve soltanto ad alleviare il peso dell’esistenza.

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