Dolicoectasia

Il cielo di Torino oggi è quasi limpido: questo mi ha portato ad una conclusione ovvia.

Non posso crescere senza cambiare. Non posso cambiare senza guardare. Però posso scambiare il guardare con l’ascoltare.
Ho provato ad assaporare dei suoni, mentre toccavo il blu del cielo: è stato un disastro.
Allora ho iniziato a correre, passo spedito sopra alla terra morbida, fresca, quella che si deve mangiare per capirsi. Ogni passo l’ha resa più dura. Ogni passo sulla stessa terra. Infiniti passi sulla stessa terra. Corro sullo stesso lembo, perché oltre c’è un baratro: sotto c’è un altro me che corre verticale. Non riesco a vederlo, ma sento che comprime la stessa terra da un posto diverso.

Formiamo una sfera. Non lo vedo, lo percepisco. Perché ognuno comprime da un suo baratro. E tutti siamo uno.

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