Spazio 1999

Ho Chi Minh City

Ho Chi Minh City – Pagoda X

Cammino.
Sono già fermo.
Ho aperto l’occhio su uno specchio. Che ne dici se guardo ciò che ho visto attraverso l’inganno? Non esiste più volte. E gira su se stesso talmente veloce che mi vedo in uno sguardo, senza neanche vedermi riflesso. Sostengo il mio corpo mentre osservo questa giostra: sono io, non lo sono, sono io, non lo sono. Non lo sono. Eppure lo sono.
Sono una fiamma.
A volte sono un mobile verde.
E se capita, posso essere un tavolo grigio. O due tavoli grigi.
Infittisco i sensi: sono una colonna.
Naturalmente ora sono un cestino.
No, no, aspetta… adesso sono un tessuto.
Tosto divento blu: unica perplessità è che non mi sento un tessuto.
Su tutto, sono un uomo che guarda me stesso.
Sostengo il mio corpo mentre osservo questa giostra: non sono io, lo sono, non sono io, lo sono. Lo sono.
Eppure sono io! Eppure non sembro io.
Io, uno specchio. Abbiamo lo stesso potere: io rifletto, lui pure.
Io rappresento la realtà da un punto vista (il mio). Lui pure (dal suo punto di vista).
Che succede quando si rompe lo specchio?
Lo specchio, quando si rompe, si rompe sempre in 1999 parti. Perché se si rompe lui, io non esisto più e se le parti sono 1999 o 438 o 99283 lo decido nel momento in cui la realtà smette di girare.

Ora!

1999

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