Incastro

Mi capita di passare spesso accanto ad una ferrovia, mentre pedalo.
Mi capita di aver avuto un legame speciale con le ferrovie, con i treni. Ogni casa dove ho vissuto aveva al suo fianco, più o meno distante, dei binari.

Sono figlio del rumore cadenzato delle ruote tra una continuità e l’altra.
Sono figlio del fischio del treno, che asseconda i movimenti goffi della locomotiva e dei vagoni, dietro, che cercano di adattarsi al suo moto.

E mentre passa, ogni treno, in ogni luogo, capita che sfiori il fianco di un orto, rubato a una terra che non appartiene a nessuno.
Da un lato passa il treno, dall’altro passo io, in bici, e osservo la meticolosità di questa recinzione viva, organica, che in principio era nata come puro elemento di separazione e adesso invece si è elevata al ruolo di unificatrice.

Vedo l’orto come il tentativo di unire due mondi, due istituzioni della società. Da una parte c’è un mondo descritto e dominato dalla tecnica, dove prima viene il calcolo e poi viene l’istinto. L’altra parte rivela invece il nettare urlante della natura: un’armoniosa simbiosi tra umano e non-umano. (Riflettendo sul confine dell’umano, mi perdo sempre)
E insomma in mezzo a questi due mondi, sorge una barriera, qualcosa che invoca la necessità di un dialogo, pena la separazione, statica. Pena il collasso.

Gli orti, ai lati dei binari evitano il collasso.

Qualcuno li ha creati. Ci sono state due mani (forse di più) e altrettante gambe che si sono affaticate per il dialogo.
Mi sono affacciato per guardare come evolveva la vita in quell’interstizio. Mi sono affacciato, poi sono entrato nell’orto e ho preso della terra.
Non ho visto piante, ma la terra era visibilmente smossa. Qualcuno l’aveva lavorata (pensate a quanto sia umano il termine “lavorare la terra”) da poco. Ero tentato di mangiarla, per conoscere che sapore avesse. L’avrei assaporata e l’avrei ingoiata alla faccia di quei genitori che vietano ai propri figli di mettersi le mani in bocca. Chissà quando nasceranno i peperoni, se urleranno il nome di chi ha dato loro la vita in un posto così bello? Chissà se i pomodori proveranno la libertà di strillare la loro indipendenza…

Hai mai visto un orto vicino ai binari? Riprenditi quel pezzo di terra, ché è tuo.

Ti sei mai guardato allo specchio?

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