Il sorriso che esiste nelle guerre

Kathmandu - Nepal - 05.08.2009

Kathmandu – Nepal – August 05, 2009

“È probabile che noi moriremo senza esserci mai più rivisti.”
“È probabile, sì. Salvo forse un giorno, la guerra.”
“Sì, la guerra.”

Vorrei essere libero di pensare male. Vorrei avere la facoltà di discriminare, la capacità di essere razzista nei confronti del cattivo pensiero. Eppure il Volterriano pensiero mi tiene legato alla necessità del rispetto. Capisco essere componenti insite nella natura umana, la tolleranza e l’incoerenza, quando mi accorgo che non sono d’accordo con quel pensiero nel momento in cui ne vengo a conoscenza, ma ne sono d’accordo ancora prima della coscienza. Vorrei aver potuto scrivere io quel dialogo, ma mi chiedo: è importante essere originali? In fondo copiamo da quando siamo nati. Copiamo i suoni dei nostri genitori, imitandoli senza motivo, imparando così a parlare. Imitiamo i colori già definiti dalla natura in una valle, in una collina, con un quadro. Imitiamo la risonanza dei nostri pensieri, con la musica. Imitiamo i discorsi della nostra immaginazione, con la scrittura.

Imitiamo la sintonia con la morte, con l’amore.

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