Pillola Verde

Nonna+Nonno

Nonna+Nonno

Stava in piedi accanto al tavolo: tutte le sue rughe erano come occhi che mi puntavano facendo continui tentativi di sondare il mio animo attraverso i pensieri.

Io ero seduto vicino e lasciavo correre il mio sguardo lungo il tavolo, fermo tutto tranne le sue mani.

Era alle prese con la selezione del pesce che aveva acquistato qualche ora prima al mercato. Fissava un’alice alla volta e ne formava tre mucchietti organizzati a seconda delle dimensioni dei pesci. C’era un odore forte di mare: quel colore argento schietto non faceva pensare che avessero avuto voglia di morire.

Chissà cosa nascondevano le sue mani, in grado di tenere con fermezza una pentola bollente senza nemmeno un sussulto. Silenziose, mentre si accanivano sul pesce, raccontavano sofferenze e gioie.
Le bastava poco per capirmi, le bastava ancora meno per capire.
Le sue difficoltà erano ormai l’assenza di difficoltà nella vita quotidiana.
Quieta, aveva finito la selezione delle alici e si era voltata per prendere una padella capiente; piuttosto minuta, aveva bisogno di una sedia per prenderla lì in alto nell’armadio. Poi scendeva dalla sedia, con movimenti naturali ma un po’ arrugginiti, e riempiva d’olio la padella, già sul gas.

Questa è una storia che non esiste. Non è mai esistito questo discorso.
Non è mai esistito eppure ora c’è.

La sua voce era piccola, ma decisa e priva di tentennamenti. Era il tempo della seconda guerra mondiale e suo marito era partito, come tanti, per il fronte. Lì per la prima volta le mani le aveva utilizzate per proteggere il mondo esterno dalle sue lacrime. Le dita asciugavano simboli che, se messi correttamente in ordine, portavano alla luce una frase comprensibile: “lo rivedrò mai più?”.

L’ispirazione dei miei pensieri, mentre osservavo quella scena che non esisteva, proveniva da una ricordo che non avevo mai avuto. Il ricordo era reale, l’illuminazione pure, quindi anche tutto ciò che ne conseguiva non c’era.

Nel frattempo dalla finestra filtrava una luce opacizzata dal riverbero della luce del sole al di sotto delle nuvole, tipico di quando i raggi filtrano dall’alto e rimangono ingabbiati a rimbalzare perennemente tra terra e cielo. Avrei giurato che il colore di quella luce fosse stato arancione, ma per me era del tutto neutro poiché ormai permeava il nostro ambiente.

Antonio Fontanesi, Aprile, 1873

Antonio Fontanesi, Aprile, 1873

 

Ero intento ad analizzare i miei silenzi, come mi capitò quando mi trovavo davanti all’Aprile di Antonio Fontanesi, dove il movimento dei miei occhi era stato rapito da una nuvola leggermente decentrata sulla tela. Ma a parte il senso di irrequietezza e movimento (impossibile) che mi metteva il disquilibrio della composizione, ciò che trafiggeva a morte la mia tranquillità era la luce che balzava fuori da quella nuvola. Luce priva di colore e calore, esattamente come la luce di quando mi trovavo accanto a mia nonna.

Suo marito, mio nonno, era partito di nuovo, stavolta sotto la luce che filtrava dalla finestra, nella cucina. Per fortuna ora conosco che faccia aveva quando, solo, usciva di casa, per non tornare prima di un tempo indefinito.

È stato catturato di nuovo, in Albania, e adesso quel tempo che sembrava lasciare spazio alla speranza nella sua indecisione, ha smesso (maledetto lui!) di oscillare e sembra deciso a porre il momento del ritorno a casa lontano, a suo piacere.

E la donna dalle mani piccole e forti cosa avrà sentito quando arrivava quella notizia? Lo sapeva che le sue mani sarebbero diventate più dure? Avrebbero chiesto alle prime rughe di fare la loro comparsa, in quel momento. Era necessario per evitare che l’acqua che le scendeva dagli occhi venisse dispersa a terra, grazie a quei solchi sulla pelle; sentiva che non era giusto tenere a bada il dolore, e il suo corpo aveva reagito di conseguenza. Nemmeno una lacrima cadeva dal viso di mia nonna mentre leggeva della prigionia del suo compagno. Diverse volte mi sono domandato come fosse possibile essere tanto resistenti alle avversità.

Ma questa storia, non esiste.

Dunque le domande restano appese come quadri addosso a un immenso muro bianco.
Mi giro e mi guardo attorno, mi accorgo di essere davanti a quel muro, e per fortuna non sono solo, c’è un uomo accanto a me, colui che quella donnina ha stretto tante volte.
Con le sue manine forti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: