Inconscio gnoseologico

Senza la preventiva conoscenza di un’incognita
nessun problema… potrebbe venir posto,
né la matematica fa eccezione.
È appunto la precognizione dell’infinito
e del continuum a spingere la matematica
verso una costruzione via via sempre più complessa
della infinita molteplicità degli enti…
H. Broch

Era l’amore tanto atteso da Cosimo e
adesso inaspettatamente giunto,
e così bello da non capire come mai lo si potesse immaginare bello prima.
Italo Calvino

 

Prendo tre opere a caso del museo Art Brut di Losanna.

L’Art Brut (o outsider art, che forse mi piace di più), è più di un’etichetta. Le opere che vengono catalogate sotto questo nome sono opere al di là dei limiti della cultura officiale, o meglio dello scenario artistico stabilito. A dirla così, potrebbe essere chiunque un artista, ma questa classe di “creatori” (mi piace chiamarli così) in realtà è piuttosto definita. Spesso si tratta di pazienti di cliniche psichiatriche, malati mentali, sessodipendenti, sbandati. In genere queste persone non hanno avuto contatti con il mondo dell’arte tradizionale, oppure ne hanno avuti soltanto pochi e sporadici. Quasi sempre le loro opere vengono scoperte soltanto dopo la loro morte (ma questa è una caratteristica anche di altri artisti “convenzionali”). Questi Outsiders illustrano stati mentali estremi, idee non convenzionali oppure hanno la capacità di creare mondi fantastici e paralleli al nostro.
Il motivo per cui preferisco chiamarli Outsiders invece che artisti della corrente Art Brut è che l’artista che appartiene a una corrente, a un movimento, è, volente o nolente, inquadrato in un contesto storico, sociale, culturale. Qui invece si tratta di gente che non appartiene a nessuno dei movimenti mainstream. E pur facendo parte di un non-movimento non sono tutti classificabili nella stessa categoria. In pratica ognuno esprime la propria visione dell’alternativa alla realtà.

Adolf Wölfli

Adolf Wölfli

Adolf Wölfli è nato nella seconda metà dell’800 in Svizzera. Il piccolo Adolf è stato stuprato da bambino e poi abbandonato a 10 anni. In seguito, dopo aver prestato servizio nell’esercito, è stato imprigionato diverse volte per aver molestato diversi bambini. Infine è stato internato nella clinica psichiatrica di Berna dove, fino alla morte (sopraggiunta all’età di 76 anni), ha sofferto di psicosi e intense allucinazioni.

Schähren=Hall und Schährer=Skt. Adolf=Ring

Schähren=Hall und Schährer=Skt. Adolf=Ring

 

La sua opera che ho scelto è Schähren=Hall und Schährer=Skt. Adolf=Ring. Mentre mi aggiravo per le stanze dell’Art Brut Museum di Lausanne questo quadro mi ha colpito subito per la sua ritmica. Osservandolo da una distanza di almeno un paio di metri ho apprezzato il senso di profondità scandito più da una musica che da colpi di pennello. Il quadro è una successione di cornici perfettamente armonizzate, che percorrono il perimetro della tela più volte, riducendo sempre di più la distanza dal centro. Quando mi sono trovato a focalizzare lo sguardo sul soggetto del quadro (hai notato come il perno delle forbici sia perfettamente decentrato creando un equilibrio forzato quasi patetico?), non riuscivo a capire se l’oggetto era stato disegnato oppure se era stato generato come un frattale dalle convoluzioni delle cornici. Un’opera bilanciata e gradevolmente lynchiana.

 

August Walla

August Walla

 

Nato in Austria nel 1936, August Walla perse il padre quando ancora era un ragazzino. All’età di 16 anni ha tentato di ammazzarsi dando fuoco alla sua casa e fu spedito per direttissima in una clinica psichiatrica. Fino alla fine dei suoi giorni ha dipinto per scacciare le paure, paure degli spiriti, degli esseri umani e della morte. La pittura era il suo talismano protettivo che probabilmente avrà alleviato il suo ultimo giorno sulla terra come una religione.

 

Götter

Götter

 

Götter è un’opera succulenta. Qui la scrittura e la pittura fanno all’amore in maniera delicata, appassionata e decisa. Le figure che prendono vita fanno parte di una cosmologia creata per evadere dai canoni della Religione e per proteggere l’artista dal mondo esterno (forse anche da quel mondo dell’arte da cui ha scelto di distanziarsi). Spuntano dalla tela divinità, demoni, santi, profeti e, a riempire il libro universale delle religioni, anche una serie di divinità immaginarie. Ciò che mi ha catturato è stato l’utilizzo delle parole come materiale, plastico, per fornire credibilità al suo dialogo teologico. L’uso di un dizionario che comprende parole da lingue più disparate (e anche inventate) fornisce un chiaro segno di universalità alla sua opera, che ha destato in me, oltre che un interesse morboso, anche una lettura alternativa della religione nei confronti dell’uomo.

 

Pascal Verbena

Pascal Verbena

 

Pascal Verbena è nato a Marsiglia nel 1941. Fin da piccolo è stato amico del mare e a 16 anni si è trovato a lavorare su una nave cargo. Al suo ritorno, dopo una breve esperienza di lavoro in marina, ha accettato il lavoro di notte in un ufficio postale di Marsiglia dove è rimasto a vivere. Di giorno, invece, se ne andava a pescare nelle calanques dove, tra l’altro, recuperava pezzi di legno che fluttuavano nell’acqua. Dopo averli recuperati, li portava nel suo studio e iniziava a lavorarci, per dargli una nuova vita. Dargli dello scultore sarebbe un vero peccato.

 

Particolare de L'Holocauste

Particolare de L’Holocauste

Preferisco chiamarla composizione invece che scultura. L’Holocauste è un’opera che inietta nello spettatore un senso di irrequietezza crescente. Il leitmotif di questo oggetto d’arte è la ricerca continua di luoghi dove nascondere storie, oggetti, personaggi. Per raggiungere il suo scopo, ossia celare in maniera ricorsiva l’origine e la complessità del suo pensiero, Pascal utilizza porte scorrevoli, cassetti, sportelli e genera cavità nel legno per custodire delle piccole figure, ominidi, quasi a proteggerle dallo sguardo avido dell’osservatore. La sua opera è una ricerca di intimità e di riparo che sfrutta la materia grezza in modo ambivalente: per difendere il mondo (di Verbena) dalle avversità e per comunicare al mondo esterno che la follia è proprio lì, dove risiede l’osservatore.

Dopo una visita al Museo Art Brut di Lausanne penso che mi fanno pena quegli esseri umani, sempre così perennemente soddisfatti.

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