A Japan diary – Day 4

17.08.15 – Tokyō

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Ueno, Tokyō - Japan - August 17, 2015

Una doccia prima di entrare nella vasca da bagno e rilassamento dentro l’acqua bollente. È così che si inizia la giornata a Tokyō. Fuori dalla vasca si può aggirare chiunque: questo è un bagno pubblico in fondo. Il vero problema di una abitudine di questo genere è che ti lasci trascinare per troppo tempo e prolunghi l’esperienza del “lavarsi”, abbandonando definitivamente la velocità con la quale gli occidentali affrontano la doccia. Il bagno è sacro in Giappone, ci si lava prima di entrare nell’onsen, poi ci si bagna. Si esce e ci si lava di nuovo. Il mio ciclo personale di entrate-uscite dall’onsen è lungo. Lo ripeto per più volte, restando sempre meno a bagno, ché il caldo poi diventa fastidioso, la pressione si abbassa.
Un uomo mi parla come se potessi capirlo all’interno del bagno e mi insegna come ci si lava in Giappone. Poi, uscito dal bagno, mi spiega come si fa il nodo al kimono.

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Ueno, Tokyō - Japan - August 17, 2015

Mi ritrovo a passeggiare di nuovo nelle vie di Asakusa. Passo per la terza volta nel Sensō-ji e non mi stanco mai di osservarne sempre dei nuovi particolari (ecco una cosa che odio dei miei viaggi: sono sempre troppo intento a osservare, spesso per una sola volta, i luoghi che attraverso ma, volendone vedere il più possibile, mi perdo i dettagli). Spostandomi a Ueno, trovo la pace ed il desiderio di meditazione che stavo cercando. Attraverso templi e cimiteri shintoisti. Osservo alberi centenari. Penso ai bombardamenti sulla città.  I fiori di loto li hanno visti, bruciando in un’atmosfera rovente, quando l’acqua ribolliva senza tregua. Ma quei fiori hanno conservato la composizione di colori che parlano una lingua dolce come quella giapponese, pochi suoni e tanto carico emozionale.

Non c’è quasi nessuno che parla inglese qui, e questo rende il paese ancora più integro, affascinante e conserva la sua tradizione. Me lo sarei aspettato in Cina, ma non qui; è tutto pulito, ordinato e la confusione “all’asiatica” si percepisce solo nei grandi incroci, o nelle stradine più nascoste. In genere l’Asia è ben nascosta, in Giappone. Eppure ho trovato meno persone che parlano inglese rispetto a Vietnam, Cina, Cambogia o Thailandia.

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Tokyō - Japan - August 17, 2015

Su un treno che non so dove porta, mi fermo ad osservare la penna di una ragazza che si posa sul foglio a far prendere forma agli ideogrammi.
Poi passa il ragazzo col carrello dei dolci e degli spuntini. Si inchina, entrando e si inchina, uscendo da ogni carrozza.
Quante volte si inchinerà al giorno?

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