A Japan diary – Day 5

18.08.15 – Kamakura, Tōkyō

Mi alzo di buon’ora. La direzione è Kamakura.
Kamakura si trova a sud di Tōkyō, sull’Oceano Pacifico, sul golfo Sagami-wan. È il primo treno per cui ho usufruito del JR Pass, la tessera per stranieri che vogliono viaggiare in Giappone usufruendo dei treni negli spostamenti.

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Tōkyō - Japan - August 18, 2015

Arrivo a Kitakamakura intorno alle 10 e mi metto a passeggiare ai bordi della ferrovia (come mai qui i treni e le ferrovie in genere sono così pieni di poesia?); raggiungo il primo tempio, procedendo verso l’oceano e lasciandomi la ferrovia sul mio lato destro. Questo è un tempio buddhista e vi si accede attraverso una struttura in legno enorme, come se fosse un edificio sorretto da palafitte. Vorrei salirci sopra ma non sembra esserci accesso, così proseguo verso l’edificio principale e poi, dietro, al giardino. Ogni tempio ha il suo, estremamente curato e di una bellezza che non sembra appartenere a questa terra.

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Kamakura - Japan - August 18, 2015

Vorrei fermarmi e sdraiarmi sull’isoletta del lago, guardando il cielo per un tempo prossimo al sempre. Eppure proseguo, lasciando i miei pensieri lì, per una serie di altri templi e godo della quiete e tranquillità di ognuno di questi. Vorrei potermene portare con me un po’ al mio ritorno di questa pace; devo approfondire la conoscenza (al momento inesistente) della religione shintoista. Perché gli abitanti di questo arcipelago vasto di isole del Pacifico sono tranquilli, nonostante le vite frenetiche ed il lavoro che li opprime nelle grandi città?
Dovrei imparare da loro, più di qualcosa.

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Kamakura - Japan - August 18, 2015

Dopo la visita al Buddha gigante in bronzo (il Daibutsu), prendo una serie di scale che mi porta a un sentiero in mezzo a un fitto bosco di caldo e umidità.
Il percorso è piacevole e passa attraverso diversi templi nascosti in anfratti, grotte naturali e foreste fitte. Uno di questi mi colpisce in particolar modo: sotto la pietra e in un’alcova dove l’umidità è altissima. Torii di legno e pietra si stagliano verso il bordo della collina e di lì verso il cielo (saranno alti da 2,5 a 3 metri circa).

Il paesaggio cambia rapidamente e dopo 5 ore di alberi, pietre, torii, grotte, strade, rotaie e luci, sono al quartiere di Ginza che passeggio osservando persone in tiro e impiegati, apparentemente altolocati, che si disperdono nelle vie in cerca di un locale dove cenare. Mi giro e vedo una donnina sui 60 anni con un abito tradizionale (un kimono) stupendo che tiene per mano un uomo vestito in giacca e cravatta, distinto, presumibilmente della stessa età.
È bello ripensare a quell’immagine che non ho fatto in tempo ad immortalare. Ma è meglio così. Le parole ora mi riportano alla mente quella foto non scattata e rendono più fervida e dinamica la mia memoria del ricordo. Il ricordo vero non è rappresentabile, per quanto disperatamente cerchi di farlo, crocifiggendo momenti e dando un contorno netto ai vapori della memoria. Le foto dovrebbero essere scattate in bassa definizione. Le foto dovrebbero essere stampate male e viste male, in una parola dovrebbero essere imperfette. Se un osservatore cerca la perfezione nella rappresentazione, fallisce nel suo intento di onorare il vero.

L’immagine che ho in testa mi lascia un sapore piacevole in bocca.

Nel frattempo è scesa la notte.

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Kitakamakura - Japan - August 18, 2015

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