A Japan diary – Day 6

19.08.15 – Tōkyō, Kawaguchi-ko, Fuji-san

Sono le 6.40am.
La voglia di vedere il Fuji è enorme, quindi non appena la sveglia suona ci metto pochissimo ad alzarmi.

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Tōkyō metro - Japan - August 19, 2015

Per strada c’è soltanto qualcuno, sembra quasi che in questa parte di Tōkyō non siano così mattinieri, eppure è mercoledì e dovrebbero già esserci milioni di scarpe a calpestare il suolo della città. Faccio colazione in un bar di Asakusa. Mentre bevo il caffè ragiono sulle strutture architettoniche, sulle case, sulle auto; ragiono su come manga (e anime), rappresentino fedelmente tutto il contesto che osservo mentre cammino per le strade nipponiche. Mi domando se sia il manga a plasmare la realtà o il contrario. Vorrei entrare nella testa di in giapponese e soggiornarvi un po’, cercando di seguire i suoi impulsi sensoriali che vanno e vengono inseguendosi, perdendosi e poi riprendendosi.
Sembrano seri, tranquilli, tutti molto seri; mentre viaggiano sono assorti nelle loro letture, oppure, la maggior parte, al telefono. Ognuno comunque nel suo mondo. Sono precisi anche mentre leggono.
Sono belli da vedere.
Sono il popolo più piacevole da osservare e sentir parlare che abbia mai incontrato. Delicati, decisi, precisi e calmi.
Non parlano inglese. Neanche  ci provano.
Il loro dormire sui treni è come un voler dimenticare che per il momento non appartengono al mondo.
Lavano i soldi nei templi (gliel’ho visto fare a Kamakura, nel Zeniarai-benten), le banconote. Poi le asciugano. Si vestono con kimono tradizionali; altre volte si vestono casual, alcuni più normali, altri fuori dagli schemi. Ma appartengono tutti allo stesso mondo, che fisicamente è anche il mio. Tuttavia non mi sono mai sentito così vicino e distante. Vicino quando vedo la loro calma mista a dinamicità, quando vedo il loro senso dell’onore. Eppure mi sento lontano perché se anche volessi essere così, sarei fuori luogo nella mia realtà, nel mio contesto culturale. E poi magari me ne stancherei in fretta.
Dovevo vivere il Giappone. Dovevo farlo e dovrò farlo ancora.
Ciò che importa non è con chi, ma in quale modo, con quale approccio e dedizione. Io ho scelto quello che reputo più genuino, quello della scoperta e dell’apertura.

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Kawaguchi-ko - Japan - August 19, 2015

Il Fuji è coperto da nubi fitte. Questa volte non lo vedrò da lontano e devo accontentarmi delle immagini che volevano riassumere, in una foto, tutta una nazione.

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Fuji-san - Japan - August 19, 2015

Lo scalo fino in cima.
È aspro, duro, crudo. È inospitale.

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Fuji-san - Japan - August 19, 2015

Il trenino mi riporta lentamente verso Tōkyō. Alle mie spalle, presente ma nascosto, il Fuji-san mi sussurra qualcosa: “torna!”.
Il rumore ripetuto delle ruote sui binari si perde in una risata goffa ed insolente.

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Kawaguchi-ko - Japan - August 19, 2015

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