A Japan diary – Day 8

21.08.15 – Kyoto

Il tempo è l’immagine mobile dell’eternità. Platone – Timeo

Per arrivare ad Arashiyama basta prendere un treno dalla stazione centrale di Kyoto e poi camminare un po’.
Il tempo non è clemente, piove a tratti, come è tipico di questa stagione in questa zona del mondo. La foresta di bambù che sto cercando potrebbe aiutare a non bagnarmi. Passo dopo passo ai lati dei binari. Ci sono degli individui vicino ai passaggi: stanno lì per evitare che le persone attraversino mentre passa il treno. In Giappone c’è qualcuno che fa questo lavoro. Giro intorno a piccole isolette di bambù ma del bosco così blasonato non v’è traccia.
Eppure voltando l’angolo, finalmente, mi trovo davanti ad un panorama tutto originale.

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Arashiyama - Japan - August 21, 2015

Originale. Anche se avevo già visitato un bosco di bambù in Vietnam, a Sapa per l’esattezza. Ma qui c’è qualcosa di profondamente diverso. C’è un ordine e una precisione che lasciano abbastanza stupefatti. La natura è lì a fianco che tenta di imporsi sull’ordine dettato dall’uomo, eppure non lo fa con la sua solita irruenza. Sembra quasi prendere di buon grado l’idea di stare lì, a guardare un sentiero che si snoda al suo interno conducendo passi, e uomini dentro di lei.

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Arashiyama - Japan - August 21, 2015

Passano persone. Chissà quante ne avrà viste questa foresta! Continuo a passeggiare. L’aria è umida e si sentono cinguettare gli uccelli, ma il loro canto mi è sconosciuto. Iniziano ad arrivare più persone; vorrei fermarle e chiedere loro da dove vengono, perché sono lì. Eppure non le fermo e invento delle storie per ognuna di loro. Sostengono i miei passi i pensieri che attraversano gli alberi e toccano le gocce di pioggia tra le loro punte e il cielo.

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Arashiyama - Japan - August 21, 2015

Spuntano qua e là folletti dalle sembianze strane, sembrano delle figure uscite da un manga. Probabilmente se non le avessi fotografate le avrei confuse con le altre mille (e forse più) che ho visto in giro per la nazione. Sono figure religiose, eppure mettono una certa simpatia, lungi dall’essere quelle figure austere e gravi della cristianità.
Prendendo un bus, raggiungo un giardino zen abbastanza distante da Arashiyama. Condivido con altri turisti occidentali il tratto di strada, poi mi faccio a piedi circa 2km e arrivo finalmente presso il giardino.

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Ryōan-ji - Japan - August 21, 2015

Di nuovo è inutile tentare di catturare anche soltanto una parte del giardino con una foto: il ricordo del Ryōan-ji resterà solo impresso nella mia memoria, sfumando in un’atmosfera eterea e priva di persone. Avrò l’occasione di poter rivivere quel luogo senza nessuno intorno. Forse quella sarà la vera esperienza del viaggio in quel tempio.
Prendo di nuovo il bus per tornare al centro di Kyoto, e dirigermi verso la zona più caratteristica e integra della città, Higashiyama.

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Kiyomizu-dera, Higashiyama - Japan - August 21, 2015

Questa parte è un pullulare di templi nascosti in mezzo alla natura e un viavai di persone che non riescono a rompere l’equilibrio del luogo. Vicino al Kiyomizu-dera un gruppo di ragazze in kimono si mette in posa, in attesa di essere fotograte da una loro amica. Adoro fotografare chi fotografa: è un tripudio di pose. L’oggetto della fotografia, colei o colui che posa per chi le sta per fare un’istantanea, è naturalmente già in posa. E questo è il primo regalo. Il secondo regalo è la posa gratuita di colei o colui che sta scattando la foto. La posa di lei o di lui è ancora più naturale, intenta com’è quella silhouette a scattare una foto.

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Kiyomizu-dera, Higashiyama - Japan - August 21, 2015

Sembra di essere a una festa. I colori gentili di questi kimono spezzano la monotonia del verde degli alberi e delle piante che costeggiano la parte inferiore del tempio. Non mi resta che immortalare i loro visi mentre commentano in giapponese le foto appena scattate.
A volte mi sento un ladro a rubare quelle espressioni, ma dopo poco tempo mi passa anche il senso di colpa.
Fotografare le persone è difficile. Fermare un oggetto animato è un fallimento. La fotografia stessa è un fallimento, anche quella dei veri fotografi.

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Kiyomizu-dera, Higashiyama - Japan - August 21, 2015

La fotografia è la presunzione di essere demiurgo del presente. L’imbalsamatore del tempo, il fotografo. Fotografia e memoria vanno di pari passo, ma se si pensa di usare la foto per ricordare, si fallisce ancora di più e si rischia di perdere l’essenza del passato. Chi è maggiormente esposto a questo rischio è il fotografo stesso che deve fare i conti con la sua coscienza, perché lui lì c’era. E deve fare i conti successivamente anche con il contenuto informativo che sta distribuendo a chi fruirà della foto perché l’inquadratura, la composizione e la tecnica utilizzata possono sviare di molto quella che era la realtà di quell’istante. Ma d’altronde se in quel momento ci fossero state 10 persone, tutte e 10 avrebbero dato una versione leggermente diversa dell’immagine. Quindi tanto vale catturare momenti e non pensare alla politica dell’informazione lasciando libero spazio all’interpretazione, cercando di trasmettere preservando il lato più istintivo dell’azione.

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Fushimi-Inari Taisha - Japan - August 21, 2015

E poi perdersi tra i torii.
Passo dopo passo perdendo il ritmo di continuo. Una melodia in cui si sente un battito costante di gran cassa, con sovrapposta una melodia di fiati e violini scostante ed improbabile.
E poi perdersi nelle salite e nelle discese. Perdersi nel buio dello sconosciuto per ritrovarsi nel nulla delle case di Kyoto. Camminare per kilometri, poi ritrovarsi, poi prendere il treno e poi lasciare che la notte già in atto ti entri in profondità, scavando l’anima che ha osato irrompere in un luogo sacro e segreto.

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Fushimi-Inari Taisha - Japan - August 21, 2015

Il quartiere di Gion, mi aiuta a ritrovare la strada verso la tranquillità, troppo scombinata, quest’oggi, da una convulsa epifania di luci e ombre.

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Gion, Kyoto - Japan - August 21, 2015

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