A Japan diary – Day 10

23.08.15 – Hiroshima, Miyajima

Sono a Hiroshima. È una bella domenica e la città e abbastanza vuota.

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Hiroshima – Japan – August 23, 2015

In un parco ben ordinato incontro due coppie di sposi inseguiti da fotografi in procinto di cogliere gli istanti più divertenti e colorati della loro tranquilla passeggiata per il giardino. Chissà se si saranno già sposati oppure se devono ancora farlo. Non conosco molto di questa cultura e me ne pento abbastanza. Tuttavia il ricordo mi rimane in testa così senza la pretesa di sapere troppo a fondo notizie e informazioni sull’evento. A volte sento la necessità di essere superficiale e va bene così.
Continuo la camminata passando vicino ad un museo, di cui non ricordo nulla se non la presenza di statue di Doraemon a grandezza bambino che ornano la hall. È un tuffo nel passato che mi toglie almeno 20 anni di vita…

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Miyajima – Japan – August 23, 2015

Mi sto incamminando verso la stazione per prendere il treno che mi porterà al terminal dei traghetti verso Miyajima.
Guardo da lontano Hiroshima: si intravede il porto, con le colline sullo sfondo, le stesse colline che l’attimo dello scoppio della bomba forse hanno riparato le case alle loro spalle risparmiando qualche vita (è una mia supposizione sulla base di una ricostruzione che ho fatto guardando il plastico nel museo della pace).
Si parla molto di Hiroshima e poco di Nagasaki. Nagasaki forse ha una storia ancora più triste. Quando il Boeing B-29 Bockscar sorvolava i cieli del Giappone in cerca di una città da far esplodere, Nagasaki non era la predestinata. In realtà Fat Man sarebbe dovuta esplodere su Kokura, ma passandoci sopra il pilota si accorse che era troppo annuvolata, e c’era troppa nebbia (dovuta ai bombardamenti dei giorni precedenti). Così il 9 agosto del ’45 Bockscar si diresse su Nagasaki, provando l’enorme sollievo di sperimentare la prima bomba al plutonio su cavie umane. Nel giro di poche ore 80000 vite furono stroncate.

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Miyajima – Japan – August 23, 2015

Sono a Miyajima e c’è una bella luce.
Il padrone del ryokan arriva e con un bell’accento inglese mi invita ad entrare nella sua auto. Dovevo provare l’esperienza della tipica locanda giapponese, così ho scelto quest’isola per trascorrere una notte diversamente dal solito.
Dopo aver scaricato lo zaino in questo splendido edificio ai piedi di un tempio buddhista, mi addentro per le vie della città in direzione del torii fluttuante; questo è identificato come il simbolo del Giappone da molti.

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Miyajima – Japan – August 23, 2015

Il torii di per sé non è nulla di spettacolare, ma è il contesto a rendere questo oggetto un simbolo carico di significati.
Da una lettura immediata e superficiale rappresenta la porta d’ingresso ad un tempio shintoista. Ma qui è diverso. Ho provato ad eliminare la sua carica religiosa per attribuirgli un significato storico.
Quel torii vede alzarsi ed abbassarsi le maree, e allora rappresenta un ricordo, la memoria perpetua. L’acqua copre il fondale, nascondendo una verità nel profondo della coscienza del mare. Lui osserva e sembra arrossire ogni volta che cala il sole, perché conosce l’essenza della Terra, lui che può vedere ogni volta cosa c’è sotto l’acqua. E continuamente se lo dimentica. E continuamente se lo ricorda.

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Miyajima – Japan – August 23, 2015

Torno al ryokan. Il signore dal bell’accento inglese (che non tradisce però la sua natura nipponica) ha preparato una cena kaiseki. Le porzioni sono piccole, ma numerose e variegate. Piatti e ciotole sono scelti con una cura maniacale e si sposano perfettamente con il cibo contenuto al loro interno. Il tavolo è semplice (i giapponesi vanno dritto al punto e non lasciano spazio a tentennamenti), e la stanza ha un pavimento in morbido tatami sul quale i piedi scalzi si adagiano facendo sembrare che la cena inizi proprio da quel piacere lì. La stanza è vuota, scevra da ogni inutile dettaglio. Dalla finestra che illumina l’interno dell’abitato penetra il suono di un ruscello che incanta, lasciandomi perplesso: sembra che questo edificio sia nato qui quando una goccia d’acqua ha attraversato per la prima volta il ruscello.
Le porzioni arrivano numerose. Gusto con calma ogni piatto, anche se ho una fame tale da divorare anche il tavolo. Difficilmente nella vita frenetica si riesce a gustare con tranquillità un piatto.
Termino la cena e mi alzo dal tavolo con un senso di sazietà leggero; la fame è sparita e mi sento comunque pieno e decisamente soddisfatto della cena.
Il signore giapponese ha lasciato sul futon uno yukata non particolarmente bello e anche di una taglia più grande della mia. Lo indosso e mi piace. Il signore dal bell’accento nippo-inglese mi invita a fare una passeggiata per Miyajima con lo yukata indosso.
Non me lo faccio ripetere due volte.

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Miyajima – Japan – August 23, 2015

Se fossi stato in un altro luogo, con buona probabilità mi sarei sentito lo scemo del villaggio. Lo sono lo stesso, ma qui non mi sento così.
Il torii è ancora immerso per una parte nel mare, la restante sarebbe al buio se non fosse per un faro che lo fa risplendere sull’acqua evitando che l’oscurità e l’oblio lo inghiottano.

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