A Japan diary – Day 13

26.08.15 – Ōsaka

mi prese il sonno;
il sonno che sovente,
anzi che ‘l fatto sia, sa le novelle.
Dante Alighieri, Divina Commedia – Purgatorio

Non dovevo essere qui.
Volevo la natura, non volevo la città.
Sono stato trasportato qui dal vento: ha deciso lui di scrivere questa parte di destino.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Il vento mi ha scaraventato in un tunnel.
Tutto ciò che c’è intorno è a diverse centinaia di migliaia di kilometri di distanza. Tutto il mio affetto per le sensazioni adesso si è ridotto a zero. Sotto di me c’è il vuoto. Sopra di me lo specchio della mia incongruenza. Mi trovo costretto a perdermi, lanciato e lasciato nel sospetto che i raggi del sole siano soltanto una provocazione nei confronti dei colori.
Perché non giocate a colorare il vuoto degli spazi interstellari, invece che dilettarvi con la materia?

Ōsaka mi sta proteggendo. Ho il diritto di richiedere il suo aiuto e non posso che farlo abbandonandomi alla inadeguatezza dell’esistenza mutevole.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka mi ha regalato un istante che rappresenta il perfetto bilanciamento tra composizione, luce, colore, forma e soggetto.
Il mio viaggio, o almeno una parte significativa di esso, sarebbe potuto terminare proprio qui, di fronte a questa ragazza con gli occhi appena socchiusi.
Il tempo si inverte e mi ritrovo nel vuoto mentre gli occhi della ragazza si riaprono.
Io non ho scelto di essere qui per un motivo particolare; io sono, semplicemente, qui.
Attraverso le evoluzioni dell’acqua, mi trovo costretto a invertire la rotta dei miei pensieri. Scendo lentamente le scale e risalgo il mio disordine fino a raggiungere una piattaforma in cui il disordine è perfetto.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

La successione di passi mi porta ad assecondare la mia irrequietezza; io non dovevo essere qui. Dovevo essere ad Oboke, a passeggiare sui ponti intrecciati di liane. Dovevo essere nella Natura. Io non dovevo essere in città.
Con una mossa estemporanea l’acqua sollevata da una bambina dentro una fontana, sotto gli occhi vigili della madre, porta via tutti i miei pensieri. Li porta via per la durata dell’istante in cui le gocce si fermano a mezz’aria. Così come l’acqua è ferma, così le mie preoccupazioni si arrestano e, con loro, il respiro ha lo stesso ritmo della parabola discendente dell’acqua attratta dalla terra.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Fortunatamente anche dai sogni ci si risveglia.
Era tutto un sogno. E ciò che mi desta è una musica. Martha, se proprio devi andartene, non piangere. Se proprio devi andartene, non salutare.
C’è quella voce che lo ripete in maniera incessante.
Con quella melodia straziante nelle orecchie riesco a sopravvivere al sentimento che altrimenti mi avrebbe distrutto, collassando al suolo come quelle gocce d’acqua.
Un sentimento più forte, ne scaccia uno che, poco prima, sembrava più coriaceo.
E così passo attraverso i binari, per andare a prendere un treno che mi porterà in un pezzo di realtà condiviso in un istante remoto di tempo col mio io bambino.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Sono di nuovo alle prese con un’immagine fuori dal tempo, un’immagine che lascia la mia anima dolorante come quando, dopo aver amato tanto, si perde la persona amata; la sensazione per la quale si rimane attaccati al pensiero dell’amore perché è ciò che è sempre stato. Nulla di diverso sarà anche da quel momento in poi.
La terra, calpestata dai tacchetti. L’erba sopravvive tra i passi a tratti veloci. Mi separa dalla realtà una rete di ferro che fa da cornice ad un tempio ricostruito probabilmente nel ventesimo secolo.

Ecco che la distanza da me stesso si affievolisce. Sono io che scrivo, che penso, o no? Mi devo ritrovare in un labirinto di minacciosi paradisi per poter mettere in fuga Fabrizio, catturato da me stesso.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

La semplicità della gente mi riporta completamente alla vostra realtà.
Ora sono ciò che volete. Linearità e consapevolezza (la vostra). Vedete ciò che vedo io? Devo anche esprimerlo? Non riuscite a vedere da soli che sono stato in grado di raggiungere la perfezione?
Io non dovevo essere qui. Io non dovevo essere a Ōsaka. Eppure è proprio qui che ho trovato la perfezione. In realtà ho trovato la perfezione tranne un piccolo punto, una singolarità dello spazio. Quel punto è sintesi della mia esistenza; è lì che sono demiurgo dell’irrazionalità. È lì che fortunatamente 2 + 2 non fa 4.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Musica.
Non serve dividere la propria sfera di sensi per catturare l’eternità. Basta saper ascoltare.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Il sonno arriva lento e sollecita la mia fantasia.
Forza, muoviti! Solo pochi passi e sarai davanti ad una nuova fonte di ispirazione
In effetti è bastato un battito di ciglia per portare in gabbia una nuova preda.

Una ragazza è in piedi su uno sgabello.
Sopra lo sgabello c’è la ragazza. Il suo braccio avvolge un mucchio di fumetti in modo tale che questi formino l’inizio di una spirale. La spirale si avvolge a sua volta attorno al braccio della ragazza. La carta prende vita e non vuole staccarsi da lei. In effetti non lo fa. La ragazza rimarrà sempre così, su quello sgabello a fare l’amore con l’immagine di se stessa.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Mentre cerco altre prede, vado dritto al punto.
Devo cacciare me stesso.
Sono preda e predatore della mia memoria.

Basta con l’oggettività.

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Ōsaka – Japan – August 26, 2015

Miao.

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