A Japan diary – Day 17

30.08.15 – Sapporo, Kamifurano

Sono di nascita troppo nobile
per diventare proprietà di qualcuno,
per essere il secondo al comando,
o bravo servo e strumento,
di qualsiasi Stato sovrano al mondo.
King John – William Shakespeare

Il Giappone è la terra dei gatti.
Non gli basta essere al centro del mondo, ma vogliono proprio conquistarlo (anche se in realtà già l’hanno fatto, ma adesso fanno finta di essere dei semplici felini in cerca di egoistiche carezze).

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

In Giappone i gatti sono presenti ovunque sotto diverse forme. Dai classici neko portafortuna con la zampina che si muove nei negozi, fino alle insegne che li ritraggono nelle pose più disparate.
Sono arrivato ieri sera a Sapporo dopo un percorso in cui ho attraversato mezzo Giappone, cambiando tre treni. Questa è una soleggiata giornata, il cielo quasi limpido e sembra primavera.
Rispetto al caldo e all’umidità di Tōkyō, l’Hokkaido regala un’aria decisamente più respirabile. Esco lasciando lo zaino al simpatico ragazzo dell’ostello che mi confida che vorrebbe venire a visitare l’Italia. Non è il primo che incontro e me lo dice. E ogni volta non posso che dargli ragione, anche se in questo viaggio, rispetto ad altri, non ne sento affatto la mancanza.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

C’è una torre a Sapporo. Questa torre sembra la Tōkyō tower. La Tōkyō tower sembra la tour Eiffel. Chi ha copiato chi? Nonostante il mio amore esagerato per Parigi, non riesco a guardare queste opere nipponiche come un plagio nei confronti della bella opera di Alexandre Gustave. Queste copie della tour Eiffel hanno una nuova originalità. Il contesto infatti cambia completamente. Non sorgono in mezzo a spazi larghi ed aperti come accade per l’originale parigina. L’originalità di un’architettura non è data dalla sola architettura, ma dal suo contesto. La Mole Antonelliana di Torino non sarebbe così affascinante se non sorgesse tra i palazzi, talmente schiacciata tra gli edifici che per guardarla non c’è altro modo se non farsi venire un torcicollo, obbligati, come si è, a guardarla da sotto.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Così osservo le vasche da bagno in mezzo ai campi con lo stesso sguardo con il quale potrei guardare un’opera moderna al centre Pompidou.
Le città giapponesi sono strane. Ordinate e pulite, colorate e vive.
Sapporo è giapponese anche in questo, tuttavia è molto diversa da Tōkyō o da altre città del sud.
Alcune cose tuttavia non le capisco.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Parecchi giappi sono fissati con la torre dell’orologio di Sapporo e vengono a scattarsi le foto proprio qui sotto. Comunque trovo più divertente guardare loro e meno guardare la torre dell’orologio.
Quanto sono colorati, spensierati, sempre divertiti e che facce simpatiche che hanno. Sembra quasi che lo stress della loro società frenetica non gli appartenga affatto. Sembra quasi che lo stress non esista proprio. Penso a come questo comportamento sia diverso rispetto a quello di coetanei italiani che vanno in giro a scoprire le bellezze delle città dell’Italia. L’approccio potrebbe essere sì spensierato (com’è proprio dei popoli latini), ma sfocerebbe comunque in una imbarazzante e chiassosa cafonaggine all’italiana. Lo scrivo con cognizione di causa e senza malizia, perché anche io mi accorgo di agire così in alcune occasioni, rendendomi inequivocabilmente riconoscibile come un italiano.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Volto l’angolo e mi accorgo di essere stato disegnato da un fumettista.
Non solo io, ma tutto ciò che c’è intorno è stato inchiostrato da qualche bravo disegnatore. Ogni mio movimento è deciso dal movimento della mano di questo demiurgo, che mi dona anche la capacità di vedere e di apprezzare ciò che mi circonda con lo stesso sgomento che avrei se, da fumetto, fossi messo in mezzo alla realtà.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Che bella giornata c’è a Sapporo.
Guarda il frutto della riproduzione umana quanto è divertente. È così bello guardare quelle piccole creaturine dagli occhi allungati che scoprono il mondo. Perché sia bello non lo so, ma provo sempre piacere a guardare come imparano a fare gli adulti. E qui, in Giappone lo trovo ancora più divertente. E poi come si vestono. La mamma che veste il piccolo o la piccola con lo stesso suo stile. Uno stile sobrio, minimale, elegante. Mi mancherà vedere persone vestite così in giro per le strade. Che bella sensazione!

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

C’è un sole che costringe le persone ad utilizzare ombrellini per evitare di rovinare il colore della loro pelle. Non sono abituato a questo tipo di visioni e così disturbo i passanti scattando loro qualche foto.
Il movimento è importante anche quando tutto è fermo. Intendo il movimento indotto, passivo; il movimento potenziale. Nella posa di una persona c’è talmente tanto moto che difficilmente si potrebbe dire che è ferma anche in una foto. L’ombrello sorretto da quella donna è obbligato dalla sua mano a non ruotare né a cadere; quindi c’è un movimento del braccio, della mano perché tutto sia fermo. Gli occhi della donna guardano in una direzione precisa, né a destra né a sinistra, guardano verso un punto fisso e per farlo sono obbligati da un movimento. E come tali, ne potrei trovare tantissimi di movimenti nascosti.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

A Sapporo si corre una maratona oggi: la maratona dell’Hokkaido.
Centinaia di atleti scorrazzano per le vie della città. Mi sarebbe piaciuto parteciparvi. L’idea di attirare i loro sguardi durante la corsa? Forse. Ma soprattutto il fatto di correre in mezzo a loro. Partecipare ad una maratona dà una sensazione di appartenenza. È un passo in più verso la scoperta di una cultura.
La fatica, unisce. Ed è l’unione che crea connessioni, associazioni, collegamenti.
La fatica è l’enzima della comunicazione.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Mentre osservo ciò che mi circonda mi metto a pensare a quanto deve essere triste essere anglofono. Di solito si impara una lingua diversa dalla propria per necessità, o perché obbligati a scuola, o anche per piacere o per studio. Studiare una lingua ha duplici vantaggi. Il primo, più immediato, è quello di avere la possibilità di comunicare con persone che parlano una lingua diversa dalla propria. Ma un altro vantaggio è quello di comunicare con una persona senza che le altre capiscano ciò che dici. Questo è possibile se sei, per fare un esempio, italiano e ti trovi in Germania. Ma se sei inglese, ci sono altissime probabilità che qualunque cosa tu dica, questo venga capito da chi ti sta intorno. In Giappone il discorso è differente perché praticamente in pochissimi parlano inglese. Ma in generale, nel mondo ormai è così; essendo l’inglese la chiave della comunicazione mondiale, è come se la privacy di un intero popolo fosse stata violata a livello globale. Non so se sarei stato felice nei loro panni. Pensare a un mondo dove la lingua ufficiale fosse l’italiano… no, non credo che mi farebbe piacere.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Per non parlare poi di una parentesi che non voglio aprire su quanto sia arrogante iniziare un discorso nella propria lingua con la pretesa che, essendo la lingua affermata come internazionale, si possa essere capiti da tutti. Ho assistito a diverse scene che hanno del raccapricciante.
Ma a Sapporo la maggior parte non capisce e non parla inglese, per fortuna.

A Sapporo piacciono le serie matematiche e i colori accesi.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Dipingere il dipinto di chi dipinge. La ricerca di una linea di dettaglio che la natura ha nascosto bene da qualche parte. E allora mi sciolgo nei colori della natura per far sì che la mia capacità di cattura aumenti sensibilmente. Pretendo troppo? Ma la pretesa non è la mia. Si tratta di uno che sta seduto in mezzo al prato. Uno che disegna. Ma è uno oppure sono cento? È uno oppure è l’ambiente stesso che si sta disegnando? Credo di aver capito: l’artista è la coscienza della natura, il suo subconscio. Osserva se stessa dall’interno e l’uomo, l’artista, è il mezzo con cui lo fa. Affermo che l’artista è lo schiavo della coscienza della natura.
Altro che libertà d’espressione!

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

In questo angolo di terra c’è un parco.
Nel parco ci sono delle persone. Le persone si muovono all’interno del parco, che in realtà è anche un giardino botanico. Non è il primo che vedo.
Si muovono, ferme, anche delle strutture, delle case nel parco.
C’è chi le cattura.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Simmetrie, luci.
Ombre, disomogeneità.
Silenziosa umidità.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

C’è l’orologio che non ho, che sta segnando un’ora che non conosco. Pur non avendolo, né conoscendone l’ora so per certo che si sta muovendo. Si muove e diventa passato. Così i colori sbiadiscono nella memoria e alcuni vengono resi vivi dall’immagine. Di un fiore, per esempio. Di un fiore che nasce direttamente dall’acqua. Oppure è l’acqua che sgorga dal gambo del fiore?

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Ancora vengo sopraffatto dal silenzio. Perché dovrei mettermi a pensare proprio adesso, in questo posto all’inquinamento? Perché dovrei pensare ai voli aerei? E perché dovrei pensare alla globalizzazione delle menti, delle culture, delle lingue? Perché dovrei pensare a tutto questo? Alle differenze economiche che fanno muovere i ricchi verso i poveri per sfruttare i poveri e diventare ancora più ricchi per inquinare ancora di più? Dovrei pensare a questo? Io? Qui? Facciamo così. Lo penserò.
Lo penserò altrove.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Il patetico pensiero dell’uniformità esplode. Ecco cosa resta: un fiore di loto che aspetta il momento giusto per essere guardato.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

In che senso? Questa scena l’ho già vista? Intendi dire che ci sono persone che nascono dalla terra? E quali sarebbero coloro che non lo fanno? Ognuno ha il suo elemento, ognuno nasce da un elemento diverso.
Io voglio che gli uomini non siano più istruiti.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Mi ero addormentato.
Quando mi sveglio mi trovo di fronte a un anime. Ci sono persone che corrono, c’è la telecamera, ci sono alcuni sostenitori che suonano strumenti e incitano i corridori. Al momento non ne vedo. Al momento vedo un’immagine che mi esalta, allora preferisco proseguire prima che subentri la noia.
I corridori, lo sport mi mette in uno stato nostalgico: ho voglia di pedalare.

Sapporo - Japan - August 30, 2015

Sapporo – Japan – August 30, 2015

Per fortuna, poco più avanti, un’immagine mi riporta allo stato di gioia e divertimento di cui avevo bisogno. Animali trattati come persone: finalmente! O sarebbe meglio che le persone fossero trattate come animali? Ma che ne so. Il tempo passa senza che io capisca il perché (se dividessi lo spazio per la velocità, potrei trovare il segreto del tempo? Ma che significa dividere lo spazio per la velocità?), come posso pretendere di capire qualsiasi altra cosa?
Le cose infatti si percepiscono, non si capiscono. Il capire è solo una costruzione della mente, che percepisce e costruisce immagini nella memoria che chiamiamo pensieri, immagini. Insomma io posso affermare che non capisco.

Kamifurano - Japan - August 30, 2015

Kamifurano – Japan – August 30, 2015

Supponiamo di avere un solo foglio su cui disegnare, una matita e una gomma.
Le rotaie sono il foglio sul quale un treno disegna e poi cancella. I disegni si trasformano nel suono ripetitivo delle ruote sui binari, li percepisco come tali. I disegni però sono troppo volatili e vengono travolti dalla scia che lascia il treno dietro di sé.
Così capita coi miei pensieri e con i ricordi. Si volatilizzano e sembrano scomparire, ma rimangono comunque sospesi nell’aria. L’aria è schiava del vento e, prima o poi, mi riporterà alle orecchie quel suono, quindi il disegno, quindi il pensiero.
Ma ora sono a Kamifurano. Non c’è nessuno, a parte un tassista dentro la macchina. Io sto aspettando Tanaka-san. Mi sarebbe dovuto venire a prendere alle 17 in punto per portarmi alla Chinita farm per iniziare i 4 giorni di Wwoof. Mi guardo intorno, ma non mi pare di vederlo.

Kamifurano - Japan - August 30, 2015

Kamifurano – Japan – August 30, 2015

Volto lo sguardo e vedo l’ingresso della stazione. Sono così carine le stazioni in Giappone. Proprio nell’atrio, sulla sinistra c’è la biglietteria, a destra c’è una bacheca con tutti gli orari dei treni, vicino, una macchinetta automatica per i biglietti. Sulla parete dove c’è la biglietteria il muro è cosparso di ideogrammi. Mentre li guardo mi pare di sentire uno sguardo che mi passa attraverso la schiena. Ci metto un po’, ma poi mi giro e vedo che c’è un ometto con una pelle abbastanza scura solcata dalle rughe e un volto deciso e divertente, anche se alcuni tratti lo rendono burbero.
Capisco che è lui che sto cercando (o lui che mi sta cercando).
Mi avvicino e domando: “Tanaka-san?”, lui mi risponde in giapponese, ma non riesco a capire quello che ha appena pronunciato. Un treno sta per arrivare, si sente il rumore, quello lo capisco. Mi fa un cenno e mi invita ad entrare in macchina.
Finalmente sono in Giappone.

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