Persóna

Continua a contare l’apparenza?

Breizh - 24.08.2013

Breizh – 24.08.2013

Mi chiedo se sia giusto porsi il problema: avere o essere?
Avere nel senso di apparire, portare una maschera, essere una persona.

Persona deriva probabilmente dall’etrusco e significa maschera teatrale. E pensare che utilizziamo questa parola molto spesso per identificare un individuo. Ma chi è un individuo, nella società attuale, se non una maschera? Ho provato spesso ad essere una cosa diversa. Ho provato ad indossare un altro costume, e la mia credibilità non è mai diminuita. E so anche il perché: credo di aver trovato individui che recepissero il mio “avere” più che il mio “essere”. È stato un esperimento che ho fatto diverse volte, interpretando appunto. Ma esperimento è perturbare un sistema per verificare come reagisce; esperire è recitare.

Perché gli individui sono sempre più persone e sempre meno individui?

È una domanda che mi sono posto parecchie volte e a cui si potrebbe rispondere seguendo diversi flussi logici.
La prima, più ovvia (almeno per me), risposta è nel vedere la persona (e quindi la maschera) come un’armatura, uno strumento di difesa. Con il progredire della tecnologia e con il suo infiltrarsi nei rapporti interpersonali, è aumentata l’alienazione e, con essa, l’egoismo e l’egocentrismo. Gli slogan odierni inneggiano alla sicurezza e alla vanità, portando l’etica su un piano personale e non più comune. Così ci vogliono come scatole vuote da riempire con la nostra vanità, e ci insegnano a proteggere l’accesso alla nostra scatola da agenti esterni che perturberebbero il nostro ego.  È nella persona che troviamo la difesa per proteggerci da questi attacchi. E allora ne vestiamo una, o più di una, per evitare di esporre la nostra faccia. Faccia è affine a facĕre, che significa fare e mi piace pensare che la faccia permetta di riconoscerci per come siamo fatti. E allora oscuriamo il nostro facĕre (che potrei voler leggere come essere), con il parēre (che è avere).

Questa risposta tuttavia non è esaustiva: a parte l’armatura costruita su misura sulla maschera della persona, che difende il diritto all’egoismo, c’è dell’altro.

Essere individui comporta un dinamismo che non molti (anzi pochissimi) sono in grado di sopportare. Non è più facile essere una persona come tante e lasciare che la propria umanità fluisca via con quella degli altri? Il fluire è quello della massa, liquida, non quello della comunità. È il fluire che cancella dalle nature umane il genuino spirito di condivisione ed erige il muro che separa l’io dal noi. Questo muro è comunque necessario e presente nell’individuo (che significa appunto indivisibile, perché appunto distinto da altri della stessa specie), che altrimenti potrebbe essere diviso e perdere le sue caratteristiche strutturali e funzionali. Ma non è proprio quello che succede nel processo uniformante della massa? Non è forse l’eterofobia a negare l’individuo?

E c’è ancora un aspetto da notare. Siamo sempre più persone, sempre meno individui perché il tecno-mondo ci vuole perfetti. Avevo già parlato di questo qui.
Per riprendere il discorso in questo contesto, la massa ci promette la perfezione. Prima ancora di promettercela, riscrive la nostra Costituzione a suon di slogan: “perfetto è bello!”. I valori sono quindi capovolti e tutto ciò che è perfetto viene visto come desiderabile. Ma non sono proprio le mutazioni, in alcuni casi, a generare lo spunto per il salto evolutivo? Non sono gli errori, sul piano psicologico, a determinare un avanzamento nello sviluppo del carattere e della personalità di un individuo?
Credo che questo possa spiegare in parte anche la crisi dei rapporti che si vive oggigiorno: si scansa l’imperfezione perché portatrice di dubbi e magari di delusioni e si preferisce stare sotto l’ala protettiva della mamma perfezione. Certo, è più comodo.

Ma quello che vogliamo davvero è gettarci in un fiume senza sapere dove finiremo, oppure nuotare, anche contro corrente, tenendo d’occhio quello che c’è intorno (e sott’acqua) e dirigendo i nostri sforzi verso ciò che per noi conta davvero (ammesso che per noi questo esista)?

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