Try, try, try

Me @ Bonifacio

Me @ Bonifacio

Prova ancora. E fallo finché non vedi che le ferite si rimarginano soltanto perché esce il sangue. Il sangue esce da dove scorre, nascosto.

La parola sangue genera un discreto senso di irrequietezza, lasciando le persone in uno stato inquieto; alcuni somatizzano talmente tanto da svenire. Eppure lui scorre, nascosto e quando esce fa tutto il possibile per contenere la sua fuoriuscita. Preserva la vita.

Io il sangue lo voglio vedere. Voglio assistere alla rimarginazione di una ferita, ennesima. Voglio fare delle mie ferite uno storico dell’esperienza; rappresentano ciò che è stato, confermano ciò che è, pongono le basi per ciò che sarà. Dovrei osservare le mie cicatrici imponendomi un processo ermeneutico. Sarei sempre soggettivamente indaffarato a discorrere su me stesso, ma stavolta potrei affrontarmi da un altro punto di vista.

Ho bisogno di pormi domande, di tutti i tipi, scomode. Ho bisogno di mettermi in difficoltà. Vorrei essere messo costantemente in difficoltà e non a mio agio, perché solo così potrei raggiungere la felicità armonizzata con la quotidianità.

Più che provare, desidero sbagliare.

La ferita di oggi: dimenticare la ferita di ieri e credere che l’altro-al-di-fuori-da-me possa essere cambiato. Credere, sperarci e poi riaprire la stessa ferita che, adesso, sanguina ancora più di prima.

Ci sono riuscito non perché ci abbia provato, ma perché ho sbagliato.
Per questo, oggi, mi sento Uomo.

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