Archive for the ‘Poetry’ Category

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Breizh – 15.08.2013

Stamattina: stanchezza e buon umore. Aria di cambiamento. Tutto vanificato in un momento, però. Mettere la mano nella tasca e scoprire. Scoprire nel senso di togliere un velo, una coperta da ciò che ho nascosto o sto nascondendo per preservarmi.

Tutto vanificato in un istante quando nella tasca trovo un indirizzo che mi ero segnato perché stavo in un posto lontano e poi, se mi fossi perso, come avrei fatto a ritrovare la strada di casa?

Penso che sia un peccato, perdersi, dopo essersi trovati in un mondo così grande, dopo ferite e tempi emotivi dilatati. Penso ancora che sia ingiusto. Spero solo che sia colpa del tempo; che l’ingiustizia provenga da lui, dannato! Se è colpa sua, forse, in un altro momento ti incontrerò e l’indirizzo che troverò dentro la tasca sarà lo stesso di casa mia.

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Posidonia

Contribuite, amic*, contribuite!

 

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Trasformare il mondo in cristallo.

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Traslasierra – Argentina 2017

Il poeta, secondo Emerson, è in grado di trasformare il mondo in cristallo; è colui che attinge dalla semplicità originaria, ed è in grado di suscitare autentica energia creativa.

In virtù della possibilità di attingere a questa semplicità originaria e della concezione secondo la quale un pensiero arriva a porre un’essenziale correlazione e conformità fra l’uomo come microcosmo insieme con l’universo come macrocosmo, vi è una similitudine con la visione platonica della realtà.

Emerson ama la Natura, in quanto equivalente sensibile dello spirito. La civiltà, invece è complicata e tortuosa, è decadenza e il tempo della città  è scandito da segnali dannosi, mentre in natura lo scorrere delle ore e del tempo ha ritmi più sereni, genuini, che segnano la crescita della gioia e si alimentano di essa.

Si tratta quindi di una Natura che non è più quella idilliaca, che trovavamo nell’Arcadia, ma, allo stesso tempo, mantiene ciò nonostante la sua solitaria ed incantata imponenza e una misteriosa quanto avvincente estraneità per l’uomo.

Dove si colloca la sofferenza inflitta coscientemente dall’uomo, all’interno della Natura?

(r)esistenza

Breizh - 2013

Breizh – 2013


Non v’è dubbio
nell’estasi dell’estate
che lieve muore,
tra nuvole che piovono
su nuvole.

E allora maionese!
Sui nostri peperoni urlanti,
sui nostri ortaggi
schiavi della terra.

Vergine giammai!

La paura non esiste.

Esiste l’esoscheletro dell’esistenza.

Sula Bassana

Sula Bassana

Sula Bassana

La prima volta che vidi una sula bassana, mi trovavo in Scozia.
In effetti forse è stata anche l’ultima volta che ne ho viste. A catturare la mia attenzione, la sua armonia nonostante la sua stazza. Mi trovavo nei pressi di un faro, il vento sferzante al nord di Skye.

Osservai le evoluzioni a 40 o 50 metri di altezza sopra il livello del mare. Le guardai estasiato.
L’uccello marino porta dentro di sé malinconia e consapevolezza e le miscela sapientemente per creare il suo canto. Così, ogni volta che ascolto le loro voci posso iniziare una lotta interiore ed uscirne felicemente sconfitto.

Ero troppo lontano per udire il suo canto e quindi mi concentrai sul suo modo di volare, e rimasi stupefatto, più che dalle sue evoluzioni, da come si lanciava in picchiata per pescare.
In un primo momento si fermò in aria, poi, con prontezza cambiò l’equilibrio che la teneva orizzontale rispetto al pelo dell’acqua, per lasciarsi attrarre dalla Terra in una evoluzione verticale e giù a capofitto verso il mare.

La prima volta che la vidi scagliarsi con così tanta energia ed eleganza al tempo stesso, non potei credere che stava accadendo. Per fortuna ne vidi altre che prima volavano, poi si fermavano e poi si gettavano in picchiata per procurarsi il cibo.
Ad ogni tuffo fui in grado di percepire sempre più dettagli e rimasi così a fissarle per lunghi minuti che mi fecero dimenticare completamente della mia presenza in un luogo affascinante perché distante dall’uomo.

Poi lessi che la sula è un uccello migratore e che forma coppie fisse che, spesso, durano tutta la vita.

L’assiuolo

 

Dov’era la luna? Ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù:
veniva una voce dai campi:
chiù
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento;
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più? … );
e c’era quel pianto di morte…
chiù

I sentieri verso casa

Ci sono strade che vedi chiare di fronte a te, ma che non riesci a percorrere.
Ci sono sentieri che preferisci percorrere restando nascosto ai bordi della strada perché ogni passo risulta più complicato del precedente (preferibile se ai bordi ci sono degli alberi, una folta vegetazione, così da potercisi nascondere meglio).
Speri che quegli alberi ti nascondano ma non del tutto.
Perché a volte è necessario che chi percorre il sentiero che tu non vuoi esplorare ti veda o, meglio, ti senta.
È importante farsi sentire.

Alcune cose non riesco a comunicarle verbalmente e le devo scrivere. Come faccio a dire al mio amico che provo compassione (nel senso etimologicamente più prossimo) per la perdita di qualcuno di importante, fondamentale nella sua vita? Come faccio a dirgli che ci penso, con una certa frequenza?
Perché lo penso con quella e non con una frequenza differente credo che sia dovuto a quello che provo quando indago nei suoi occhi. A causa di quell’indagine rimango scosso, perché mi ritrovo all’intersezione tra il sentire/non-sentire e il capire/non-capire. Sono all’incrocio tra la razionalità e l’irrazionalità, fermo al centro. Ciò che meglio percepisco è l’inadeguatezza della mia posizione e anche la sensazione in potenza di quella perdita proiettata sulla mia esperienza.

(S)fortuna che William Patrick Corgan abbia sperimentato sulla sua corteccia quel dolore e l’abbia tradotto in versi. Ed è grazie a lui che percepisco una nuova dimensione sulla quale mi muovo per non essere succube, quasi affascinato da quel dolore.

Ogni volta che corro
Ogni volta che corro verso di te, ormai perduta
Non ti raggiungo mai
Rimango appeso

Il passato giusto mi ha permesso di esistere
e ritorna come in un sogno
in frantumi come una speranza

Se devi andare non dire addio
Se devi andare non piangere
Se devi andare sopravviverò
e un giorno ti seguirò e ci vedremo dall’altra parte

Ma per la grazia dell’amore
mi piacerebbe conoscere il senso del cielo da lassù

La tua foto nel momento sbagliato
ha portato dolore nei miei ricordi
come fossero ombre tenute in vita

Se devi andare non dire addio
Se devi andare non piangere
Se devi andare sopravviverò
ti seguirò e ci vedremo dall’altra parte

Ma per la grazia dell’amore
mi piacerebbe conoscere il senso del cielo da lassù

Siamo nati giovani e forti
ora siamo esseri più che lacerati
in lutto sulla nostra strada di casa