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Fumatori fuori le porte dell’ospedale

Lo stalker, ma quello vero, non si preoccupa del momento siderurgico estremo. Piuttosto lascia la volpe a casa sul balcone.

Un edificio privo di balconi, alto 25 piani e senza finestre. Unico balcone e finestra: le mie.

Cerco il fulgore del mio ardore sulla montagna, avendo spostato il carico verso il flauto traverso. Quasi scrivo meglio ora che sono adulto, piuttosto che quando ero adolescente. Niente, niente, niente ha potuto il mio ossesso.

È brutto forte lo stesso, non trovi?

Breizh (623) Panorama.jpg

Breizh – 15.08.2013

Stamattina: stanchezza e buon umore. Aria di cambiamento. Tutto vanificato in un momento, però. Mettere la mano nella tasca e scoprire. Scoprire nel senso di togliere un velo, una coperta da ciò che ho nascosto o sto nascondendo per preservarmi.

Tutto vanificato in un istante quando nella tasca trovo un indirizzo che mi ero segnato perché stavo in un posto lontano e poi, se mi fossi perso, come avrei fatto a ritrovare la strada di casa?

Penso che sia un peccato, perdersi, dopo essersi trovati in un mondo così grande, dopo ferite e tempi emotivi dilatati. Penso ancora che sia ingiusto. Spero solo che sia colpa del tempo; che l’ingiustizia provenga da lui, dannato! Se è colpa sua, forse, in un altro momento ti incontrerò e l’indirizzo che troverò dentro la tasca sarà lo stesso di casa mia.

Posidonia

Contribuite, amic*, contribuite!

 

https://musicraiser.com/projects/7726-alternativa

Correndo sui fumi

And you and I we once,
Looked great,
And you and I we sounded fine,
And you had high notes,
But also high kerbs,
I gave one stairs,
But I now take shorter steps

 

 

Man in the box

Corsica - Vicino al Monte Cinto

Corsica – Sentiero al Monte Cinto

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole […]
F. De André

Sentieri che si inerpicano tra le rocce e tra gli alberi. Sentieri che percorri una volta sola anche se li ripercorri; perché quando li calpesti nella direzione opposta, cambiano le prospettive. Cambia lo sguardo. Una pietra vista da un lato, è diversa da se stessa, vista da dietro. Eppure riconosci di esserci passato lo stesso. Il luogo ti sembra lo stesso, ma è diverso.

Capita di percorrere dei sentieri, belli, vivi, eterni. Capita di trasformare pochi mesi in un concentrato di frutta, ma di quella buona, succosa, con tanta polpa e con la buccia rovinata perché la buccia rovinata ti comunica che il frutto ha vissuto, senza artifici chimici. Lungo quel tratto di bosco abbiamo colto quei frutti insieme, uno dopo l’altro: more, lamponi, mirtilli, fragole, fragoline. Non è chiaro come fosse possibile, ma c’erano anche le arance. Due, che sono state spremute insieme dando vita al più bel succo mai preparato da mani umane.
Poi è venuto il momento di berlo, tutto d’un fiato (noi che possiamo farlo perché, al contrario del malato di cuore di De André, il cuore ci funziona bene): ogni goccia di quel succo è stata la più intensa goccia mai bevuta, la più buona perché reale. Non una idealizzazione, non un paesaggio virtuale, non un’emozione celata. Niente era più reale.

Lacerato. Il telo si è lacerato dopo aver finito il succo, dall’altro lato, il mondo. E buttarcisi dentro a capofitto. Le distanze spaziali si dilatano, si fanno angosce, si trasformano in distanze emozionali, e, repentinamente, in paure. Scambio la tristezza per malinconia. Vengo sbattuto via. Cado su una roccia. Mi fa male il petto, probabilmente ho sbattuto lì, fortissimo. Spero di perdere conoscenza, e di non svegliarmi più se non dopo aver dimenticato.
No. Resto perfettamente cosciente e, senza potermi muovere, sento che qualcosa inizia a scorrere dal mio corpo, sulla roccia viva. Sanguino forte. Esce il rosso della mia disperazione. Unico modo per fermare la ferita e smettere di sanguinare è buttarci sopra una garza spessa perché i ricordi rimangano lontani dagli occhi.

Ma per quanto tempo riuscirò a celarli?

Mesi di una bellezza incolmabile con qualsiasi altra bellezza. Ridefinizione del termine estetico di bellezza sentimentale. Mesi che hanno compresso in loro stessi passato e futuro, una spremuta di tempo, d’amore. Tempo prezioso che non torna più ma che nemmeno se ne andrà mai. Promesse sciolte, non mantenute, perse come lacrime nella pioggia.

Come Totor(r)o rimango a casa, solo. E quel succo mi aveva fatto venir voglia di un altro tipo di casa. Quella casa.
https://www.youtube.com/watch?v=xFWVFu2ASbE

Adesso sono solo 4 mura, o poco più.

Dilemma

Catlins Coast - New Zealand - December 27, 2012

Catlins Coast – New Zealand – December 27, 2012

Ci sono cose nella mia vita che ho lasciato, sposandone altre e poi accorgendomi di essere migliore in quelle nuove?
Me lo domando perché quando si vogliono operare delle scelte, quando si è sul punto di operare dei cambiamenti sul proprio modo di vivere, la cosa che continua a rimbalzare in mente è una: il futuro con un bel punto interrogativo subito dopo. Sarebbe cento volte più bello metterci un punto esclamativo. E invece io, per una volta indistinguibile dalla gente, lo vedo come una domanda. Come se esistesse una risposta. Come se esistessero veramente le domande. Ma cos’è una domanda? Causa, effetto. Metabolismo, duplicazione. La gallina e l’uovo. Il dilemma (proposizione doppia, dal greco, che non ho mai studiato ma che internet mi regala la conoscenza, aiutandomi a sedare la mia ossessione per l’etimologia).
Insomma la risposta alla domanda è già nascosta dentro la domanda. Se è possibile formulare una domanda, allora esisterà sempre una risposta. E questo, quando potrei sentirmi perso, mi aiuta a sentirmi tutelato da una coscienza sempre accesa, da una conoscenza globale. Il fatto che una domanda contenga sempre una risposta è la soluzione perfetta al dilemma della vita.
Quando ho smesso di studiare pianoforte ero bravo. Ero piccolo, gli ormoni giocavano brutti scherzi e ho abbandonato lo studio del piano per buttarmi sulla tastiera elettronica. Ho iniziato a suonare in un gruppo e ho proseguito suonando la tastiera, con quello sfondo di studi classici che mi hanno portato a comporre delle melodie rock con un sapore classico. Bello è stato il passaggio, un salto che ha migliorato la mia esperienza. La risposta alla domanda iniziale già era pronta. Ero comunque affascinato dagli strumenti a corda “visibile”, come la chitarra. Il pianoforte, al contrario, nasconde le corde, che ci sono, ma le utilizza per provocare delle vibrazioni con i martelletti collegati meccanicamente ai tasti. Il pianoforte è domanda e risposta, è ossimoro. Il pianoforte è la definizione esatta della vita. Peccato che non l’avessi capito quando ero troppo piccolo. Così, più tardi, ho scelto di imparare a suonare la chitarra. Ho lasciato un ambito di conoscenze per un altro. E così ho iniziato a strimpellare riff metal, tra un’equazione di secondo grado e l’altra. Era un bel periodo, il tempo sembrava infinito, così come le giornate; adesso sembrano scorrere così velocemente che mi sembra di essere lanciato dentro un buco gravitazionale. Tuttavia ho imparato molto mentre suonavo, soprattutto con l’aiuto degli studi di base di musica e solfeggio che avevo portato avanti da piccolo. Prima la chitarra classica, poi quella elettrica. E adesso mi ritrovo a comporre pezzi per chitarra nel mio attuale gruppo. E ho ripreso anche a suonare la tastiera. Ma tornando alla domanda: sono migliore nelle cose nuove? Praticamente è così.

Questo è l’inizio della scrittura di quel punto esclamativo che ho deciso di sostituire all’interrogativo alla fine del futuro.