Posts Tagged ‘colore’

Fumatori fuori le porte dell’ospedale

Lo stalker, ma quello vero, non si preoccupa del momento siderurgico estremo. Piuttosto lascia la volpe a casa sul balcone.

Un edificio privo di balconi, alto 25 piani e senza finestre. Unico balcone e finestra: le mie.

Cerco il fulgore del mio ardore sulla montagna, avendo spostato il carico verso il flauto traverso. Quasi scrivo meglio ora che sono adulto, piuttosto che quando ero adolescente. Niente, niente, niente ha potuto il mio ossesso.

È brutto forte lo stesso, non trovi?

Posidonia

Contribuite, amic*, contribuite!

 

https://musicraiser.com/projects/7726-alternativa

No existe nada más lindo que verte bailar!

E quelle tonnellate di cose lì. Hai ragione, ma ti sei dimenticato di tutte le altre! Tutte quelle dentro a quel contenitore privo di senso che rende il contenuto tutto colorato anche se tu, al massimo, distingui il bianco dal nero.

Le illusioni… quelle che muovono gli animi come precise e concrete leggi fisiche!

L’amore, che muove! Sia lodato l’amore che delude, che distrugge e quello che crea una musica talmente dolce per la propria bambina.

Sempre sia lodata qualunque forma d’amore! (Dannazione!)

Correndo sui fumi

And you and I we once,
Looked great,
And you and I we sounded fine,
And you had high notes,
But also high kerbs,
I gave one stairs,
But I now take shorter steps

 

 

Man in the box

Corsica - Vicino al Monte Cinto

Corsica – Sentiero al Monte Cinto

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole […]
F. De André

Sentieri che si inerpicano tra le rocce e tra gli alberi. Sentieri che percorri una volta sola anche se li ripercorri; perché quando li calpesti nella direzione opposta, cambiano le prospettive. Cambia lo sguardo. Una pietra vista da un lato, è diversa da se stessa, vista da dietro. Eppure riconosci di esserci passato lo stesso. Il luogo ti sembra lo stesso, ma è diverso.

Capita di percorrere dei sentieri, belli, vivi, eterni. Capita di trasformare pochi mesi in un concentrato di frutta, ma di quella buona, succosa, con tanta polpa e con la buccia rovinata perché la buccia rovinata ti comunica che il frutto ha vissuto, senza artifici chimici. Lungo quel tratto di bosco abbiamo colto quei frutti insieme, uno dopo l’altro: more, lamponi, mirtilli, fragole, fragoline. Non è chiaro come fosse possibile, ma c’erano anche le arance. Due, che sono state spremute insieme dando vita al più bel succo mai preparato da mani umane.
Poi è venuto il momento di berlo, tutto d’un fiato (noi che possiamo farlo perché, al contrario del malato di cuore di De André, il cuore ci funziona bene): ogni goccia di quel succo è stata la più intensa goccia mai bevuta, la più buona perché reale. Non una idealizzazione, non un paesaggio virtuale, non un’emozione celata. Niente era più reale.

Lacerato. Il telo si è lacerato dopo aver finito il succo, dall’altro lato, il mondo. E buttarcisi dentro a capofitto. Le distanze spaziali si dilatano, si fanno angosce, si trasformano in distanze emozionali, e, repentinamente, in paure. Scambio la tristezza per malinconia. Vengo sbattuto via. Cado su una roccia. Mi fa male il petto, probabilmente ho sbattuto lì, fortissimo. Spero di perdere conoscenza, e di non svegliarmi più se non dopo aver dimenticato.
No. Resto perfettamente cosciente e, senza potermi muovere, sento che qualcosa inizia a scorrere dal mio corpo, sulla roccia viva. Sanguino forte. Esce il rosso della mia disperazione. Unico modo per fermare la ferita e smettere di sanguinare è buttarci sopra una garza spessa perché i ricordi rimangano lontani dagli occhi.

Ma per quanto tempo riuscirò a celarli?

Mesi di una bellezza incolmabile con qualsiasi altra bellezza. Ridefinizione del termine estetico di bellezza sentimentale. Mesi che hanno compresso in loro stessi passato e futuro, una spremuta di tempo, d’amore. Tempo prezioso che non torna più ma che nemmeno se ne andrà mai. Promesse sciolte, non mantenute, perse come lacrime nella pioggia.

Come Totor(r)o rimango a casa, solo. E quel succo mi aveva fatto venir voglia di un altro tipo di casa. Quella casa.
https://www.youtube.com/watch?v=xFWVFu2ASbE

Adesso sono solo 4 mura, o poco più.

Strasburgo - Agosto 2007

Strasburgo – Agosto 2007

 

Il mondo fa schifo perché la gente non si abbraccia.

Se il mondo vi fa schifo, abbracciatevi di più.

Se vi fate schifo, abbracciate un albero.

Altrimenti andatevene affanculo.

Acheropita

Acheropita

Acheropita

Acheropita è appena entrata a casa. Acheropita da oggi ascolterà la musica che ascolterò. E sentirà gli odori della roba che cucinerò.
Thoreau ci insegna bene il perché sia giusto andare nei boschi, ed è per questo che forse gli umani tentano di portarsi i boschi dentro casa.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. H.D. Thoreau