Posts Tagged ‘cultura’

Fumatori fuori le porte dell’ospedale

Lo stalker, ma quello vero, non si preoccupa del momento siderurgico estremo. Piuttosto lascia la volpe a casa sul balcone.

Un edificio privo di balconi, alto 25 piani e senza finestre. Unico balcone e finestra: le mie.

Cerco il fulgore del mio ardore sulla montagna, avendo spostato il carico verso il flauto traverso. Quasi scrivo meglio ora che sono adulto, piuttosto che quando ero adolescente. Niente, niente, niente ha potuto il mio ossesso.

È brutto forte lo stesso, non trovi?

Posidonia

Contribuite, amic*, contribuite!

 

https://musicraiser.com/projects/7726-alternativa

No existe nada más lindo que verte bailar!

E quelle tonnellate di cose lì. Hai ragione, ma ti sei dimenticato di tutte le altre! Tutte quelle dentro a quel contenitore privo di senso che rende il contenuto tutto colorato anche se tu, al massimo, distingui il bianco dal nero.

Le illusioni… quelle che muovono gli animi come precise e concrete leggi fisiche!

L’amore, che muove! Sia lodato l’amore che delude, che distrugge e quello che crea una musica talmente dolce per la propria bambina.

Sempre sia lodata qualunque forma d’amore! (Dannazione!)

Correndo sui fumi

And you and I we once,
Looked great,
And you and I we sounded fine,
And you had high notes,
But also high kerbs,
I gave one stairs,
But I now take shorter steps

 

 

Strasburgo - Agosto 2007

Strasburgo – Agosto 2007

 

Il mondo fa schifo perché la gente non si abbraccia.

Se il mondo vi fa schifo, abbracciatevi di più.

Se vi fate schifo, abbracciate un albero.

Altrimenti andatevene affanculo.

Acheropita

Acheropita

Acheropita

Acheropita è appena entrata a casa. Acheropita da oggi ascolterà la musica che ascolterò. E sentirà gli odori della roba che cucinerò.
Thoreau ci insegna bene il perché sia giusto andare nei boschi, ed è per questo che forse gli umani tentano di portarsi i boschi dentro casa.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. H.D. Thoreau

Altocumulo lenticolare

Belle-Île-en-Mer - Breizh

Belle-Île-en-Mer – Breizh

Notizie fruite alla velocità di un colpo di dita. Tanto veloce, quel colpo, quanto calcificante. Temo che tutta questa velocità blocchi le meningi invece che renderle mobili. Libera enzimi che facilitano la disfunzione cerebrale. E quel colpo di dita, rende ancora più forte la convinzione che nell’affermato e nel conosciuto, risieda la sicurezza e la perfezione.

Nell’arrampicata, quando si affronta una parete, la sicurezza si ricerca nello sconosciuto. Torno adesso al momento in cui sei sul punto di cercare un appiglio con la mano, lì dove non riesci a vedere, lì dove risiede l’ignoto. Torno al momento in cui sembra che non ci sia speranza di salire, di superare quel pezzo di roccia. A volte, mentre sali, hai proprio bisogno di quel senso di casa, così come quando cerchi di superare certi ostacoli nella tua vita: talvolta ne hai bisogno, perché sei umano. Oppure riesci ad ammettere che è proprio nell’inquietudine dello sconosciuto che trovi la forza, la tua. Allora forse è lì che cade l’umanità 2.0. Robusta è la sensazione del trovarsi a contatto con altri che non sono altro che la proiezione di se stessi. Si vive facile in casa, dove tutti parlano la stessa lingua, la tua (anche se vivi da solo); ma cosa succede se ad un tratto ti trovi in mezzo ai veri altri, quelli che parlano una vita diversa?

Sai che c’entra questo con l’arrampicata? Quando non vedi oltre i tuoi occhi, devi fidarti di ciò che non vedi, devi sperimentare, devi avere un cuore che sente e che percepisce al di là dei sensi. Identica la sensazione di cercare un appiglio a quella di trovare forza ed energia nel diverso-da-sé. Ecco dove cade, anzi come cade l’umanità 2.0: cade nella velocità delle notizie fruite più come contenitori asettici che come contenuti. Timoroso, l’essere umano del XXI secolo scorre con un colpo di dita, non solo le notizie, ma anche le stesse relazioni sociali che lo rendono umano. Non è nient’altro che uno scorrere. Estasiato dalla novità, e annoiato a tempo record: ormai estasi e noia coincidono in un’unica soluzione.

Nell’arrampicata non hai paura di quello che affronterai senza ancora conoscerlo; hai il timore piuttosto di ciò che già conosci e di ciò che ti sei lasciato, scalando, alle spalle. È questo, forse, che rende l’arrampicata una seduta socio-psicologica più che uno sport.