Posts Tagged ‘Fassbender’

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Breizh – 15.08.2013

Stamattina: stanchezza e buon umore. Aria di cambiamento. Tutto vanificato in un momento, però. Mettere la mano nella tasca e scoprire. Scoprire nel senso di togliere un velo, una coperta da ciò che ho nascosto o sto nascondendo per preservarmi.

Tutto vanificato in un istante quando nella tasca trovo un indirizzo che mi ero segnato perché stavo in un posto lontano e poi, se mi fossi perso, come avrei fatto a ritrovare la strada di casa?

Penso che sia un peccato, perdersi, dopo essersi trovati in un mondo così grande, dopo ferite e tempi emotivi dilatati. Penso ancora che sia ingiusto. Spero solo che sia colpa del tempo; che l’ingiustizia provenga da lui, dannato! Se è colpa sua, forse, in un altro momento ti incontrerò e l’indirizzo che troverò dentro la tasca sarà lo stesso di casa mia.

Man in the box

Corsica - Vicino al Monte Cinto

Corsica – Sentiero al Monte Cinto

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole […]
F. De André

Sentieri che si inerpicano tra le rocce e tra gli alberi. Sentieri che percorri una volta sola anche se li ripercorri; perché quando li calpesti nella direzione opposta, cambiano le prospettive. Cambia lo sguardo. Una pietra vista da un lato, è diversa da se stessa, vista da dietro. Eppure riconosci di esserci passato lo stesso. Il luogo ti sembra lo stesso, ma è diverso.

Capita di percorrere dei sentieri, belli, vivi, eterni. Capita di trasformare pochi mesi in un concentrato di frutta, ma di quella buona, succosa, con tanta polpa e con la buccia rovinata perché la buccia rovinata ti comunica che il frutto ha vissuto, senza artifici chimici. Lungo quel tratto di bosco abbiamo colto quei frutti insieme, uno dopo l’altro: more, lamponi, mirtilli, fragole, fragoline. Non è chiaro come fosse possibile, ma c’erano anche le arance. Due, che sono state spremute insieme dando vita al più bel succo mai preparato da mani umane.
Poi è venuto il momento di berlo, tutto d’un fiato (noi che possiamo farlo perché, al contrario del malato di cuore di De André, il cuore ci funziona bene): ogni goccia di quel succo è stata la più intensa goccia mai bevuta, la più buona perché reale. Non una idealizzazione, non un paesaggio virtuale, non un’emozione celata. Niente era più reale.

Lacerato. Il telo si è lacerato dopo aver finito il succo, dall’altro lato, il mondo. E buttarcisi dentro a capofitto. Le distanze spaziali si dilatano, si fanno angosce, si trasformano in distanze emozionali, e, repentinamente, in paure. Scambio la tristezza per malinconia. Vengo sbattuto via. Cado su una roccia. Mi fa male il petto, probabilmente ho sbattuto lì, fortissimo. Spero di perdere conoscenza, e di non svegliarmi più se non dopo aver dimenticato.
No. Resto perfettamente cosciente e, senza potermi muovere, sento che qualcosa inizia a scorrere dal mio corpo, sulla roccia viva. Sanguino forte. Esce il rosso della mia disperazione. Unico modo per fermare la ferita e smettere di sanguinare è buttarci sopra una garza spessa perché i ricordi rimangano lontani dagli occhi.

Ma per quanto tempo riuscirò a celarli?

Mesi di una bellezza incolmabile con qualsiasi altra bellezza. Ridefinizione del termine estetico di bellezza sentimentale. Mesi che hanno compresso in loro stessi passato e futuro, una spremuta di tempo, d’amore. Tempo prezioso che non torna più ma che nemmeno se ne andrà mai. Promesse sciolte, non mantenute, perse come lacrime nella pioggia.

Come Totor(r)o rimango a casa, solo. E quel succo mi aveva fatto venir voglia di un altro tipo di casa. Quella casa.
https://www.youtube.com/watch?v=xFWVFu2ASbE

Adesso sono solo 4 mura, o poco più.

(r)esistenza

Breizh - 2013

Breizh – 2013


Non v’è dubbio
nell’estasi dell’estate
che lieve muore,
tra nuvole che piovono
su nuvole.

E allora maionese!
Sui nostri peperoni urlanti,
sui nostri ortaggi
schiavi della terra.

Vergine giammai!

La paura non esiste.

Esiste l’esoscheletro dell’esistenza.

Senza titolo

Normandia - 27.04.2011

Normandia – 27.04.2011

« La musica è il calice che contiene il vino del silenzio.

Il suono è quel calice, ma vuoto. Il rumore è quel calice, ma rotto. »

Robert Fripp

Aver sapore

Ho individuato il mio limite.
Non posso vivere senza sapere.
(e più conosco, più sono solo)

Micromachines

Guardando la Terra dall’alto ci si accorge di quanto l’intervento dell’uomo sia da un lato invasivo e dall’altro ad un livello di sviluppo inevitabilmente avanzato.

Il suolo sembra più tessellato come la texture di un tessuto che lasciato alla irrazionale coerenza degli effetti naturali degli agenti atmosferici e della terra. Lì dove l’uomo non arriva (solo perché non ha interesse a volerci arrivare) si riconosce il vero spirito della natura. È lì che riconosco la mia stessa essenza: guardando una montagna erosa dal vento e levigata dal ciclico gelarsi e sciogliersi dell’acqua.
Oppure in uno specchio d’acqua, che visto dall’alto sembra essere impossibile da toccare, impossibile da deturpare. Eppure, sappiamo fare anche quello. Siamo anche in grado di dare una fine a quello che dall’alto non si vede, i paesaggi sommersi. Siamo dei veri professionisti nell’arte della distruzione.

Ciò che mi conforta è il pensiero che per quanto tentiamo di distruggere, non raggiungeremo mai la fine della Natura prima di aver visto la nostra stessa fine. Eppure la distruzione, vista da una prospettiva teleologica e guardata dall’infinito, è accettabile; nonostante l’uomo si ostini a guardare con disprezzo ad un atto che fa parte dei moti possibili della sua anima.

Area 25

La maggior parte della gente
non riesce a correggere i propri difetti. Le tendenze di ognuno di noi sono
grossomodo definite prima dei venticinque anni, e in seguito, per quanti sforzi
facciamo, non possiamo cambiare la nostra natura.
Murakami Haruki
Eppure non penso che sia esattamente così.
Le affermazioni, le frasi, esprimono il desiderio di fare storia. Qualunque frase, volente o nolente, lo fa. Murakami ci suggerisce che le tendenze di ognuno sono definite prima dei venticinque anni.
Ma perché proprio venticinque? E perché nonostante lo sforzo, non è possibile cambiare, e correggersi?
La chiave di lettura è scritta all’inizio dell’affermazione dello scrittore giapponese. Si parla della maggior parte della gente, ed in questo, la generalità, è fondamentale per non cadere in un paradiso (o inferno) dogmatico.
Ammettere che i nostri difetti sono costruiti da noi stessi prima dei 25 anni è un bel macigno. E ancora più grosso è il macigno che schiaccia definitivamente le nostre speranze, affermando che, per quanto possiamo impegnarci, cambiare è impossibile.
Ma, leggendo la frase in un altro modo, stiamo affermando insieme a Murakami che la nostra personalità si forma prima dei 25 anni e poi, così rimane, a grandi linee, senza mutare più.
E si può leggere ancora in un altro modo. Se penso infatti che a far crescere e definire la nostra personalità siano le esperienze pregresse prima dei 25 anni, periodo in cui si passa dall’infanzia all’adolescenza ed infine alla prima fase della maturità, allora sarei portato ad affermare che è la perdita dell’adolescenza a costringerci in una prigione statica che blocca le pulsioni alle scelte sbagliate, alle imperfezioni, alle mutazioni, ai colpi, alle ferite, alle lotte, alla disinibizione, agli errori. È per colpa della maturità che non possiamo cambiare la nostra natura.
Il mondo, superata l’area 25 è un mondo perfetto.
Un mondo perfettamente sbagliato.