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Ode all’imperfezione

Il Padre

Il Padre

Non sarebbe ora di dire basta al desiderio di perfezione?
Non mi stancherò mai di riportarlo alla mente e ripetermelo: perfetto, compiuto, e per questo concluso.
In generale io vado dentro al significato delle parole per svelarne l’inganno. Convieni con me che perfetto è diverso da concluso? E invece ti dico che non è così: è la stessa cosa!

Dunque, perfezione è sinonimo di fine; un lavoro perfetto è un lavoro portato a conclusione (in maniera esemplare). Un atto perfetto è un atto assoluto, completo. E non pensi anche tu che non c’è niente di più orribile di un atto assoluto? L’assoluto non lascia spazio a niente che non sia già contenuto dentro di sé. Quindi un atto assoluto è un atto di estrema arroganza.
Perfezione vuol dire prigione.

Mi fai ridere: non vorresti mai vivere chiuso in una prigione, eppure aspiri alla perfezione! Non ti ho convinto vero? Il tuo giardino deve essere impeccabile. Non devi permettere che gli uccelli o gli animali selvatici distruggano la perfezione del tuo giardino. Cacciali! Riempilo di trappole! E poi rendilo unico, ineccepibile. Distruggi le erbacce che devastano la sinfonia dell’artificio umano.

Mettiti a ballare su un palco dove invece che le tavole, ci sono lettere attaccate l’una all’altra per terra; ti voglio vedere mentre estirpi l’imperfetto da te.

Voglio vederti mentre perdi la cognizione dell’esistenza perché il tuo demiurgo è perfetto.

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Perfetto

“Sì, hai capito bene, si sono presi l’imperfetto.”
“Perché avrebbero dovuto lasciarlo a te?”
“Non era a me che dovevano lasciarlo, ma a tutti. E non l’hanno fatto. L’imperfetto ci appartiene, Louis!”
“Bene. Ma, spiegami, come è possibile incatenare un simbolo amorfo?”
“Pensa all’evoluzione, Louis. L’evoluzione! Catatonica sarebbe l’evoluzione se a regnare fosse la perfezione. Ma questo, che sembra così evidente è l’arma che utilizzano per sottometterci.”
“Nulla da dire. Ma, Charles, avrei sostenuto esattamente il contrario! Il processo di evoluzione è per definizione perfetto.”
“E invece è proprio il contrario. Evolvere è mettere a frutto i propri errori. Senza la possibilità di movimento, endemica nell’equivocato, è impossibile pensare ad una dinamica del processo evolutivo. Ma tornando all’imperfetto… hanno voluto avvolgerlo nel polietilene, così da bloccarlo ma rendendolo visibile, come a dire: ‘Guardate l’orrore dell’imperfetto!’, e così facendo hanno potuto aprire le porte a techne.
“Mi guardo intorno e scorgo un branco di segni come se fossero ungulati nel mezzo della steppa. Raccolti e poi divisi. Ma di certo tornerò da te, Charles, e lo farò perché mi preme conoscere la verità!”
“La verità? Se ti preme conoscere la verità, amico mio, non tornare da me perché sarei pronto a frantumarla.”