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Me in Namibia

Me in Namibia

[…]
È tutto un mistero, un mistero così profondo…
Sento la fragilità delle cose nel tempo.
Giù nel mio cuore, sento che non dovremmo aggrapparci a nulla.

Tutto scivola tra le dita.
Tutto ciò che cerchiamo di cogliere si dissolve.
Tutto svanisce come nebbia e sogni…
Il tempo è una cosa strana.
Quando non ne abbiamo bisogno, non è niente.
Poi d’un tratto non c’è altro.
È dappertutto intorno a noi. È anche dentro di noi.
Si insinua attraverso le nostre facce.
Si insinua nello specchio, scorre attraverso le mie tempie…
[…]
A volte lo sento fluire inesorabilmente.
A volte mi alzo nel cuore della notte
e fermo tutti gli orologi…
Musica di Strauss – Parole di Hofmannsthal

 

Nel mezzo della notte africana mi sveglio. Sento il rumore dei miei passi. Eppure sono fermo. Non sono i miei passi, sono i miei pensieri. E sono sveglio.

Fa freddo.

Dormono tutti. Russa fuori, rissa dentro. I miei pensieri partono come domande: perché far collassare atomi di elementi pesanti per distruggere? Perché se Hubble fotografa una porzione minuscola di cielo ci sono un quantitativo indicibile di galassie? Perché si vive?

La vita (sulla Terra) è strana. Innanzitutto perché non è facile definire la vita. E allora subito un’altra domanda: cos’è la vita? Guardo un sasso sotto lo Spitzkoppe e penso: “non vive”. Poi osservo degli occhi furtivi e brillanti che fuggono in un cespuglio e sono in grado di riconoscere la vita in quell’ombra. Forse la chiave per capire cos’è la vita è il tempo.

Il tempo non è ciò che intendiamo noi. Il tempo, in realtà, non esiste. Il mondo è, di nuovo, tutto ciò che accade. E basta. Non esiste un futuro né un passato. Esiste un presente che è conseguenza di altri eventi, collegati saldamente tra di loro e che daranno luogo ad altri eventi ancora più collegati tra di loro. All’istante zero dell’Universo, se mai fosse esistito, la correlazione tra gli eventi era nulla. Esisteva un solo evento, il Big Bang. E da lì ogni evento successivo (ciò che noi chiamiamo lo scorrere del tempo) ha iniziato ad avere correlazioni sempre più fitte con gli eventi precedenti. Quando parlo di correlazioni, intendo dire correlazioni fisiche. Se avessimo la mappa completa di queste correlazioni dall’inizio fino ad ora, saremmo in grado di viaggiare nel tempo. Ma il mondo, lo vediamo sfocato (quello che in fisica è chiamata Entropia, il grado di “sfocamento” delle relazioni).

Eccolo allora il senso della vita! E non mi serve chiedere altro: significati teleologici, religioni. Sotto il cielo stellato della Namibia ho imparato a tracciare il confine del “domandabile”. Non chiederò più a nessuno, nemmeno a me stesso: perché viviamo e poi moriamo? Perché siamo in grado di percepire e razionalizzare il mondo esterno? Finalmente ho trovato il confine e, incredibilmente, mi sento più libero ora, con un confine in più, che prima quando avevo un infinito numero di domande da porre! Il confine, stavolta, non è più una gabbia. Il confine stavolta è la libertà.

In un mese sono riuscito a capire il tempo e a romperne l’ortodossia. Nello stesso mese sono riuscito ad apprezzare la complessità della vita senza sapere cos’è. Il mio intelletto limitato mi lascia un’immagine sfocata, ma viva che lega tempo e vita. Il tempo non esiste, eppure si percepisce nel suo scorrere. Così la vita.

Non posso farmi tutte le domande, perché la mia mente è limitata. Per questo, raggiungere coscientemente la convinzione che alcune domande non posso porle mi fa sentire libero, seppure in una gabbia. Gabbia che non è nient’altro se non il mio stesso corpo, lo spazio. Vita che non è nient’altro che tempo.

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Is this the end of the beginning or beginning of the end?

Unspoken words are just the beginning of a new end.
Nobody can understand me, if I am not able to clearly speak to myself. I feel myself like a oscillating particles; one is taking over the other one in a spiral. I am not used to speak about what I am.
Me, I am not me. I am a projection of the people who stare at me (including me). I must be able to elude the concerns. Then I’ll be able to include myself into my spiral thoughts.

I am moving. You are moving.

How do you think we could be able to talk about ourselves? We are like miserable strangers.