Posts Tagged ‘terrorismo’

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Monte Rosa

Ho toccato il cielo. Poi sono andato più su.
Le nuvole erano tutto. Ma perché le guardavo dall’alto. Così è stato, mentre il vento alzava palline di ghiaccio sotto al Monte Rosa e te le scagliava addosso senza pietà. Perché tu lassù non dovevi esserci. Quello non era luogo che ti appartenesse. E la montagna te lo palesa. Te lo dice. Anzi, te lo urla.
Lo fa con gli unici modi che conosce​: prima ti addolcisce l’esistenza con il canto morbido e nostalgico di alcuni uccelli di alta quota. Oppure lo fa mostrandoti l’arroganza degli stambecchi. Poi però più vai in alto, più ti avvicini alla cima e più ti scaraventa addosso elementi che amplificano la percezione e soprattutto che svelano le tue paure e che dopo averle scoperte, le attaccano.
Il vento è uno degli elementi che utilizza la montagna per metterti alla prova. Il vento, quello gelido, che corre sopra la tua coscienza e che la leviga, la mette a dura prova e la riduce a un infinitesimo. Il vento che trasporta granelli di ghiaccio e che rende te un granello e ti porta dove vuole lui.
In montagna si sta così: al limite dell’inesistenza. Sembra che sia proprio questo il modo per cogliere l’essenza delle cose, portarsi in uno stato in cui non si è in grado di toccare, di guardare, di sentire, ma al limite del non-toccare, non-guardare, non-sentire. Sì, perché tutte queste azioni scalfiscono l’essenza delle cose che dovrebbe essere preservata dall’osservazione. Qualunque nostra azione disturba l’esperienza, e la rende immediatamente “nostra”, puramente soggettiva.
In questo l’alta montagna è il posto migliore dove poter esperire il limite dell’esistenza. Perché è solo muovendosi sul limite, sulla cresta, che si può toccare senza toccare. Osservare senza osservare.
L’unico modo di sentire che ho conosciuto è essere dentro, lì dove le cose non fluiscono per colpa del tempo, ma si muovono perché prima di quello stato hanno avuto altri infiniti, infinitesimi, stati precedenti.
Ecco cos’è il vento, ecco cos’è il ghiaccio, ecco cos’è tutto.
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Gié suì zurlì

Mi trovavo a leggere un articolo (qui) il cui titolo già anticipava molto quello che avrebbe dovuto essere il contenuto: il Mostro ed il suo creatore. L’autrice, Annamaria Rivera, antropologa, saggista e pensatrice mi ha dato molto da pensare con le parole che ha gettato in rete. Ha dato una lettura nuova ed alternativa al terrorismo: l’attentato terroristico per aumentare il potere ed il controllo della nazione sull’individuo.

Perché? Perché apre nuove vie agli apparati legislativi degli Stati per creare delle leggi ancora più oppressive. Nell’articolo ne vengono citate alcune: “Infatti, fra le misure previste ci sono: la modifica della Costituzione onde attribuire al presidente della Repubblica maggiori poteri e prolungare lo stato di emergenza di almeno tre mesi, se non ad libitum, come si teme; il domicilio coatto esteso a chi, “per comportamento o frequentazioni, per intenzione o progetto”, sia sospettato “di costituire una minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico”; la possibilità di revocare la nazionalità anche ai cittadini francesi per nascita, oltre che binazionali, se “condannati per attentato agli interessi fondamentali della nazione o per un atto terroristico”; lo scioglimento di associazioni non ben definite, sicché, come ha osservato la giurista accademica Marie-Laure Basilien-Gainche, tutte potrebbero rientrare nel campo di applicazione della legge.
Quindi leggi che non vengono soltanto circoscritte all’ambito del terrorismo ma che riguardano tutti (infatti in alcuni casi si modifica proprio la costituzione). Il terrorismo come pretesto, come scusa, per aumentare il controllo sugli individui. Siamo proprio sicuri di conoscere bene ed oggettivamente la realtà quando osserviamo un 11 settembre o un 13 novembre?

Mentre stavo in treno, tentando di concentrarmi sulla lettura (ma a quanto pare erano più importanti i discorsi di 4 aquile urlanti salite alla stazione di Reggio Emilia su temi d’attualità stile Novella 2000), sono incappato in alcuni pensieri nel saggio “Il saccheggio” più che attuali. Il libro, uscito dopo l’11 settembre 2001, precisamente nel 2008 tratta dei regimi di legalità e delle trasformazioni globali ad essi associati. Consiglierei a tutti un’attenta lettura di questo testo che, ci aiuterebbe ad aprire gli occhi su molte azioni politiche che vengono lette in modo superficiale o con un’analisi volta più alla mercificazione delle notizie invece che alla volontà di aprire il lettore ai veri problemi, aumentando la sua voglia di domandare. (Forse ho colto un punto importante nel mercato dei media: la notizia, oggi, desta meno domande. Sembra quasi nascere e morire nel proprio titolo, ormai twittato, e distrugge la curiosità.)
Insomma in un paragrafo in particolare sembrava fatto apposta per essere attuale: “Il saccheggio della libertà: la guerra al terrore”. Riferendosi all’attacco delle Torri gemelle, gli autori (Ugo Mattei e Laura Nader) scrivono che: “ben poco è stato fatto per comprendere le ragioni complesse che hanno portato a eventi di tale entità e importanza strategica, né ci si è sforzati di considerare il modo in cui lo stesso evento è stato percepito in altre parti del mondo. Ciò avrebbe permesso di individuare nel saccheggio una delle cause della catastrofe internazionale in cui stiamo vivendo. […] Probabilmente c’è stato poco tempo per riflettere perché nell’arco di qualche ora l’amministrazione Bush ha dichiarato “guerra al terrore”, spostando così l’attenzione su remoti teatri di guerra. Questa dichiarazione si componeva di due dottrine, una per l’estero e una per l’interno. In politica estera, la cosiddetta dottrina dell'”attacco preventivo” ha portato velocemente gli USA all’invasione dell’Afghanistan e successivamente dell’Iraq – due paesi i cui leader erano stati alleati degli USA, contro l’Unione Sovietica nel primo caso e contro l’Iran nel secondo. Mentre il saccheggio prospera in questi due paesi, e cerca una nuova legittimità con la restaurazione della democrazia e del regime di legalità, è stato solo grazie alla resistenza senza precedenti dell’opinione pubblica americana e internazionale, insieme a quella dei governi di paesi come Francia, Germania, Russia e Cina, che si è impedito un attacco ad altri paesi (Corea del Nord, Sudan, Iran e Siria), appartenenti a quello che Bush, in un messianico discorso alla nazione, chiamò l'”asse del male”.

Il grassetto sulla parola “Siria” è mio. Le parole sopra sono del 2008.

Non credo che aggiungerò altro ché già sono abbastanza amareggiato (più da come vengono recepite e rimbalzate le notizie piuttosto che dalle notizie stesse), ma pensate di leggere la Settimana Enigmistica e di risolvere il giochino “trova le differenze”.